Era accusato di violenza sessuale ai danni di un ragazzino e di detenzione di materiale pedopornografico. Erano le pesanti accuse dalle quali doveva difendersi un informatico. L'uomo, attualmente agli arresti domiciliari, ieri è stato giudicato colpevole, in primo grado, dal tribunale di Frosinone e condannato alla pena di sette anni di reclusione.

Per lui il pubblico ministero Rossella Ricca aveva chiesto una condanna a dieci anni per entrambe le ipotesi d'accusa. Tuttavia il tribunale (presidente Mancini, a latere Proietti e Fonte Basso) ha fatto cadere una delle due ipotesi di violenza sessuale e quella di detenzione di materiale pedopornografico. Da qui la rivisitazione al ribasso della pena finale. Scontato, a questo punto, che la difesa proponga ricorso in appello. Nel frattempo il tribunale ha stabilito una provvisionale di 25.000 euro.

L'informatico è stato indagato nell'ambito di un'inchiesta sulla pedopornografia condotta dalla procura di Roma, lo scorso novembre. All'inizio era finito anche in carcere. Gli accertamenti erano iniziati su segnalazione della madre della parte offesa. La signora, infatti, aveva trovato delle foto sulla chat frequentata dal figlio che l'avevano messa in allarme. La stessa si era insospettita e, temendo qualcosa di grave, aveva letto alcuni messaggi. Dalle conversazioni appariva che tra il ragazzo e l'adulto c'era stato qualcosa. Così la madre aveva deciso di monitorare le frequentazioni internet del figlio.
Quest'ultimo è stato assistito da un centro d'ascolto di Frosinone che lo ha ascoltato in forma protetta.

Quindi, la procura di Roma, competente per il tipo di reato ipotizzato, ha aperto un'indagine e richiesto un incidente probatorio per cristallizzare subito le prove. Nel corso dell'esame erano state ribadite le accuse nei confronti del trentottenne informatico. A carico dell'uomo sono stati ipotizzati i reati di detenzione di materiale pedopornografico a seguito del sequestro di una trentina di foto sul suo computer e di violenza sessuale. Questo perché l'adulto avrebbe attirato il minore: il ragazzino sarebbe stato molestato e palpeggiato. Da qui l'accusa di violenza sessuale relativa però a due episodi, anche se poi il tribunale ne ha fatto cadere uno.

Sul computer dell'imputato era stata disposto una perizia. La procura di Roma aveva allargato il raggio d'azione delle indagini, ma non si era giunti all'identificazione di altre persone per cui alla fine si è proceduto solo per i fatti di cui è vittima l'adolescente. L'uomo ha sempre negato lo scambio di foto pedopornografiche. Secondo la difesa queste si erano generate con un software che lo stesso non aveva installato. Il che ha fatto venir meno questa seconda accusa, per cui è rimasta in piedi solo una delle due violenze sessuali.