Alle prime luci di mercoledì i carabinieri li hanno arrestati. Sono accusati di aver messo in piedi un'attività di spaccio di droga. Questa mattina compariranno davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Frosinone Ida Logoluso per l'interrogatorio di garanzia.

Per cinque dei sei che sono finiti in carcere, ovvero Myftar Balliu detto Angelo, 27 anni, albanese, residente a Ferentino, Massimiliano Severa, 52, di Fiuggi, Achille Terrinoni, 28, di Fiuggi, Valentino Bronzetti, 31, di Vico nel Lazio, e Valerio Nanni, 34, di Fiuggi, difesi dagli avvocati Marco Maietta, Alioska Baccarini, Antonio Ceccani, Tony Ceccarelli ci sarà l'opportunità, sempre che non si avvalgano della facoltà di non rispondere, di fornire la propria versione dei fatti al magistrato.

Magistrato che lunedì interrogherà i due finiti ai domiciliari, ovvero Lorenzo Sabellico, 43, di Alatri, peraltro dove era già ristretto nell'ambito di un'altra inchiesta, e Marius Catalin Traistaru, 29, romeno, di Sant'Elia Fiumerapido, come degli altri (Alessandro Bronzetti, 24, Alessio Corona, Felice Fiorini, 25, e Jesus Alfredo Santucci, 27) cui sono state applicate le misure del divieto di dimora a Vico nel Lazio o l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria (Patrizia Fiorini, 50), difesi dagli avvocati Tony Ceccarelli, Riccardo Masecchia, Giampiero Vellucci, Angelo Testa, Gianluca Presutti e Paolo Di Benedetto.

Tra gli arrestati anche Consuelo Di Lorenzis, 46, di Roma. Tra le contestazioni che la procura di Frosinone, attraverso le indagini condotte dai carabinieri muove c'è quella di aver fatto rifornimenti di cocaina da Perugia e Casalecchio di Reno (Bologna): tra novembre 2017 e maggio 2018 sono stati contestati cinque viaggi. In modo particolare con il primo trasporto da Bologna a Ferentino sarebbero arrivati 300 grammi di cocaina.

Peraltro in uno di questi viaggi, al rientro, inseguiti dai carabinieri erano incappati in un incidente stradale e si erano dovuti fermare: così era scattato l'arresto di Myftar Balliu che viaggiava, in qualità di trasportato, in una Fiat Stilo. In quell'occasione furono sequestrati oltre 140 grammi di cocaina, tre telefonini e 400 euro. Per questo fatto Balliu, con il rito abbreviato, lo scorso giugno è stato condannato a tre anni.

Oltre che dalle dichiarazioni di un confidente, gli investigatori hanno raccolto elementi dal monitoraggio dell'attività degli indagati, dalle intercettazioni e dalle informazioni ricavate dagli acquirenti poi fermati dai carabinieri e dalle altre operazioni di sequestro e arresto dei corrieri. Al punto che il gip ravvisa «gravi indizi di colpevolezza a carico di tutti gli indagati». Tra gli arrestati, secondo l'accusa, la «figura apicale» è Myftar Balliu.

Peraltro, durante le indagini i carabinieri si sono accorti che, anche quando erano in vacanza, l'attività veniva comunque organizzata grazie ai continui contatti telefonici. «Le indagini effettuate hanno consentito - scrive il gip Logoluso nell'ordinanza - di accertare che gli indagati sono costantemente dediti all'attività di commercio di sostanza stupefacente. Allo stato, quindi, è ragionevolmente certo che le attività illecite e quelle connesse sono ancora concretamente in atto, esse rappresentano per gli indagati modalità di vita e fonte esclusiva o, in maniera rilevante e decisiva, integrativa del reddito personale e familiare. L'azione delle forze dell'ordine, con i sequestri effettuati, non ha indotto nessuno dei protagonisti a desistere dal proseguire nella loro illecita attività».

Il gip ha poi evidenziato il comportamento di uno degli arrestati che non ha esitato a coinvolgere nell'attività il fratello non imputabile, in quanto affetto da una patologia psichiatrica. Tra gli indagati, tuttavia, c'è anche chi (due albanesi nella specie) ha lasciato l'Italia e non hanno più contatti con gli altri, per cui, non essendoci un pericolo attuale, per loro non sono stati adottati provvedimenti.

In un altro passaggio dell'ordinanza si ravvisa che «la quantità e, per molti, la qualità della sostanza commercializzata è tale da rendere le condotte contestate estremamente allarmanti per la collettività».