Avevano scambiato il carcere per un albergo. Telefonini, pennette usb, medicinali, macchine rudimentali per tatuarsi e perfino l'occorrente per realizzare una grappa artigianale. È il materiale sequestrato gli agenti della polizia penitenziaria all'interno della casa circondariale di Frosinone.

Il blitz, per cogliere di sorpresa gli ospiti del carcere, è scattato di notte. Per mantenere l'effetto,gli agenti, una sessantina in totale, sono intervenuti tutti simultaneamente in due sezioni. I detenuti sono stati così colti alla sprovvista e non hanno avuto il tempo di liberarsi dei telefonini che, illegalmente, erano riusciti a introdurre nelle celle. Alcuni hanno tentato di gettare i cellulari di piccole dimensioni nel water senza riuscirci grazie al pronto intervento degli agenti. Qualche detenuto ha tentato di disfarsi del telefono gettandolo dalla finestra, ma il tentativo non ha sortito effetti in quanto i poliziotti sono riusciti a recuperarli.

Secondo quanto ricostruito dalla polizia penitenziaria, i detenuti più pericolosi hanno tentato di creare dei disordini nella sezione come diversivo, ma la situazione è stata ricondotta alla normalità dall'intervento degli agenti che ha evitato il peggio. Al termine delle perquisizioni sono stati sequestrati nove telefoni cellulari, cavetti e pennette usb, macchine rudimentali per realizzare tatuaggi, un bidone di frutta macerata per fare la grappa, psicofarmaci e medicinali di vario genere.

Ora l'indagine si sposta per accertare come il materiale sia entrato nel carcere e se vi siano state delle complicità che abbiano favorito l'introduzione dei telefonini e delle altre cose sequestrate.
Non è però la prima volta che nel carcere di Frosinone vengono sequestrati dei telefoni. L'ultima inchiesta al riguardo risale al marzo del 2017 per fatti (anche di corruzione) accaduti nel 2016 e consistenti nell'introduzione in carcere di cellulari e hashish.In nove sono stati condannati, mentre tra le persone a processo c'è pure un agente della penitenziaria.

L'inchiesta, condotta dai carabinieri, era partita dopo un'intercettazione nella sala colloqui tra un detenuto e la madre. Ancor più clamorosa, a gennaio 2010, fu l'indagine che portò a 14 arresti, tra cui tre agenti di custodia, per l'introduzione in carcere di droga. Anche in quel caso tutto partì dal ritrovamento di un cellulare in cella.