Un'operazione standard. Che compivano le decine di punti di vendita di una franchising nazionale di Compro oro e che, per undici anni, ha tenuto sotto scacco l'amministratore delegato della società, con sede a Frosinone. L'uomo, residente in Ciociaria, rischiava la conferma di una condanna a tre anni per ricettazione, proprio a causa dell'acquisto di una collana in oro abbellita da diamanti.

Tuttavia la Cassazione ha ribaltato le sentenze di primo e secondo grado che lo avevano condannato a tre anni, insieme alla gestrice del punto vendita, e a 50.000 euro di multa: l'uomo è stato assolto per non aver commesso il fatto, mentre la donna dovrà subire un altro processo davanti alla Corte d'appello di Roma in diversa composizione. Ma ci sono voluti undici anni per vedere la luce.

Nel 2008, infatti, una colf di una famiglia residente nel Nord della Ciociaria vende a un Compro Oro del Cassinate una collana con cinque carati di diamanti. La proprietaria solo dopo il trascorrere dei dieci giorni di fermo, ha scoperto il furto, una volta messa alle strette la colf, una donna romena. Quando si è recata al punto vendita ha scoperto che l'oro era stato mandato in fusione.

Ha chiesto conto delle pietre preziose, ma secondo la titolare del negozio, come attestato da quattro ricevute, le pietre erano state smontate e riconsegnate. Fatto sta che né le pietre né l'oro, per un valore di 50.000 euro come dichiarato dalla proprietaria (mentre la romena ne avrebbe ricavato un migliaio) sono mai stati più trovati.

È partita una denuncia per furto, poi estesa, per ricettazione, alla titolare del punto vendita e all'amministratore delegato del franchising. La prima ha patteggiato, gli altri due sono stati processati prima a Cassino e poi a Roma. L'uomo si è difeso sostenendo di non poter essere a conoscenza di quel che fa ogni singolo negozio e di essersi limitato a chiedere il rispetto delle procedure standard che prevedono smontaggio e restituzione delle pietre. Il caso è finito alla VII sezione della Cassazione, a quel punto l'avvocato Nicola Ottaviani, difensore dell'uomo, ha presentato delle memorie. Così è stato trasferito alla seconda sezione. Il procuratore generale chiedeva il rigetto, ma i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza per l'uomo, che è stato assolto, mentre la donna dovrà subire un nuovo processo.