Gabriel è stato ucciso nel campo dell'orrore. In quel fazzoletto di terra, a pochi passi dall'abitazione, dal tetto e dalle pareti in lamiera che, però, era tutto il suo mondo. Era il regno degli affetti, dei giochi e della spensieratezza di un bimbo ucciso a poco più di tre anni perché piangeva. Soffocato, secondo la procura, da mamma e papà.

La prima parte della relazione del Ris (ne manca una seconda attesa a giorni) ma soprattutto la perizia della biologa forense Eva Sacchi, blindano (in quelle oltre 100 pagine di attente analisi) la morte di Gabriel in quel terreno che insiste a pochi passi da casa. Lo stesso indicato sin da subito dalla procura di Cassino come il teatro dell'efferato delitto.

Sarebbero alcune spine rinvenute sugli abiti del bambino, risultate compatibili con un rovo presente proprio nel campo dell'orrore, a raccontare che con altissima probabilità Gabriel ha trovato la morte a un passo da casa. Un frammento della stessa tipologia di spine è stato trovato anche in una delle scarpe (nella parte laterale) del papà, Nicola Feroleto, che insieme a Donatella Di Bona restano in carcere con l'accusa di omicidio volontario aggravato. Non solo. Anche il terreno trovato sugli abiti del piccolo risulterebbe compatibile con quello del campo "incriminato", rafforzando l'ipotesi che il piccolo abbia trovato la morte proprio lì. Isolati pure altri elementi, come la presenza di microparticelle di ruggine sugli abiti del bimbo, che non sarebbero - però - di interesse investigativo.

La posizione di Nicola
Il fatto che la stessa tipologia di spine sia stata isolata in una scarpa di Nicola, appesantirebbe - almeno in linea teorica - la posizione del papà, rappresentato dall'avvocato D'Anna che ha scelto la criminologa Roberta Bruzzone per dimostrare l'estraneità di Nicola ai fatti contestati. Lo stesso Nicola che, poco dopo la tragedia, alle telecamere delle tv aveva dichiarato di non essere in quel posto nella fascia temporale in cui il piccolo Gabriel cessava di vivere. Poi l' alibi crollato - secondo i militari - davanti alla verità raccontata dalla compagna di Villa Santa Lucia. E accuse reciproche e violente.

La parte di spina rinvenuta nella scarpa di Nicola, però, non blinderebbe in modo così univoco (come invece sarebbe possibile valutare per Gabriel) la sua presenza sul campo: come sottolineato dalla dottoressa Sacchi, occorrerebbe studiare l'essenza vegetale del frammento in relazione alla sua distribuzione.

L'ultima relazione
Attesa l'ultima parte della relazione del Ris, le indagini verranno chiuse: l'inchiesta coordinata dalla dottoressa Maisto e affidata ai militari guidati dal colonnello Fabio Cagnazzo ha messo in luce la rapidità delle indagini, che hanno permesso di arrivare alla svolta in 24 ore. Ma anche la complessità del caso, dove accuse reciproche e versioni contrastanti hanno reso il terreno su cui lavorare molto scivoloso.

Ogni possibile accertamento è stato eseguito: oltre all'autopsia e alle verifiche sui telefoni degli indagati, sono stati analizzati i vestiti, i terreni (sia quello davanti all'abitazione di Gabriel, sia del campo di Nicola), le auto scandagliate col luminol per trovare fili d'erba, tracce visibili o invisibili e persino i telefoni in uso allo zio della vittima.

La difesa di Donatella di Bona, rappresentata dagli avvocati Prospero e Cucchi, con il supporto del criminologo Carmelo Lavorino, sta valutando se richiedere una perizia psichiatrica attraverso l'incidente probatorio. Ma fino a ieri nulla è stato depositato.