Delitto Teoli, discussa ieri in aula la perizia effettuata sul figlio Mario, in carcere con l'accusa di aver accoltellato e ucciso il padre al culmine di una lite furibonda, in preda ai fumi dell'alcol. Una discussione lampo, in cui sarebbe stata riconfermata la sua cronica dipendenza da alcol. Tanto importante da poter confermare che la sua capacità di intendere e volere fosse «grandemente scemata» proprio a causa di un uso abituale e cronico di alcol. Ricalcata appieno, dunque, la perizia medico-legale, le difese torneranno in aula il prossimo 3 dicembre per la discussione e la sentenza: l'avvocato Tony Ceccarelli per l'imputato e l'avvocato Emiliano Mignanelli per la parte civile.

Al momento della lite furente nella loro casa sulla provinciale per Esperia, in quella notte di agosto in cui l'arrivo di ambulanze e pattuglie dei carabinieri a cui sono state affidate indagini certosine annunciarono la tragedia appena consumata, c'erano soltanto Mario e suo padre, Antonio Teoli, un ex operaio Fca di 68 anni. Il trentenne, arrestato con l'accusa di omicidio volontario aggravato, non avrebbe mai ammesso di aver ucciso il padre né sarebbe stata mai trovata "l'arma del delitto". Ricordi confusi e concitati, uniti da una conclamata assunzione smodata di alcol.

Nessun accoltellamento, nessuna azione violenta: Mario avrebbe ricordato dal carcere di alcune bottiglie lanciate dal padre, di alcune vecchie ruggini coi vicini, di alcune questioni economiche, dell'uso di alcolici. Dalla colazione fino all'arrivo dell'ambulanza e dei carabinieri, Mario ha cercato di mettere a fuoco ogni dettaglio, ogni elemento trascritto nel memorandum che potrebbe essere utile ai fini della valutazione complessiva. Poi l'apertura del processo con rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica (quella discussa ieri) che ha sottolineato come la sua volontà di intendere e volere fosse direttamente legata all'assunzione di alcolici. Ma non del tutto annullata. Attesa la discussione a dicembre.