Sono ben 91 i giorni di fermo produttivo - la maggior parte dovuti alla cassa integrazione, altri ai permessi collettivi - per gli operai dello stabilimento Fca di Piedimonte San Germano dall'inizio dell'anno ad oggi. Dunque, ogni mese si è registrata una media di dieci giorni di stop dovuti alla cassa integrazione.
Per la precisione, dal 1° gennaio 2019 al 30 settembre prossimo, le giornate di stop sono 85. Si sale a 91 considerando anche i sei giorni di stop già annunciati per ottobre (1, 2, 3, 4, 7 e 11).

Significa, cioè, in rapporto alle settimane lavorative, che gli operai sono stati sulle linee produttive una media di tre giorni a settimana: per oltre il 60% dei giorni gli impianti, dunque, sono fermi. E le linee Alfa Romeo sono attive al 40% della loro capacità produttiva.

Maledetto mercato
La cassa integrazione è dovuta ovviamente al fatto che le auto prodotte sono in esubero in quanto le immatricolazioni delle vetture a marchio Alfa prodotte a Cassino (ma non solo quelle, a dir la verità) registrano evidenti flessioni sia sul mercato italiano ed europeo che oltreoceano.
Per Cassino ci sono gli investimenti annunciati a Balocco: nel 2020 dovrebbe arrivare la "scossa" con il restyling ibrido di Giulia e Stelvio poi, nel 2021, il Levantino della Maserati.

Ma siamo nel campo degli annunci, del futuro incerto e nebuloso. L'unica certezza, al momento, per gli operai dello stabilimento Fca di Piedimonte San Germano, resta esclusivamente la cassa integrazione.

Buste paga decurtate
Oggi in tutta la Regione suonerà la campanella per gli studenti. Il Cassinate - ma più in generale la Ciociaria e il Lazio meridionale - sono territori fortemente legati al "termometro" della Fca: non è quindi facile, per le tute rosse, fare i conti con le spese scolastiche dei figli, visto che ad agosto si è lavorato pochissimo e lo stipendio mensile, nella migliore delle ipotesi, si aggira attorno agli 800 euro.

Un lusso, addirittura, se paragonato a quanto avviene nell'indotto: molte delle piccole e medie aziende hanno terminato anche la cassa integrazione straordinaria. Quindi si è attivato il processo della mobilità, per non parlare degli interinali che sono stati praticamente licenziati quasi tutti. Alcuni di loro sono stati richiamati durante i mesi estivi solo per far fronte alle ferie dei dipendenti con contratti a tempo indeterminato. E ora hanno iniziato a vivere nuovamente di speranza. Ma con la speranza e con gli annunci non si mette su famiglia e non si crea ricchezza per il territorio. Di fronte a tale situazione la politica che fa? Tante chiacchiere, molte riunioni qualche lettera, immancabili appelli. E pochi fatti.

L'allarme dei sindacati
Uno dei primi atti del nuovo sindaco di Cassino, Enzo Salera - che presiede la Consulta dei sindaci del Cassinate - è stato quello di recarsi alla Tiberina e poi di convocare tutti i primi cittadini. Dopo qualche riunione in Comune, a Cassino, si sono recati in Regione. Da due mesi non si ha più traccia di cosa sia successo, degli appelli a Conte e delle richieste di incontro all'azienda. «Non è che il sindacato o l'organizzazione che rappresento ami attaccare e mettere in discussione le istituzioni e la politica ma, di fatto, pur essendo un sindacato non innamorato della polemica, è il momento giusto per alimentare almeno una franca discussione» ha messo in guardia nei giorni scorsi Giangrande della Uilm.

Il tutto mentre il consigliere Luca Fardelli spronava il Pd a intervenire e il consigliere regionale Pasquale Ciaccaierlli faceva pressing su Nicola Zingaretti.
E a proposito di Regione, è il segretario della Fiom Donato Gatti a lanciare l'sos: «Bisogna intervenire per ridare ossigeno alle piccole fabbriche dell'indotto che stanno finendo gli ammortizzatori sociali». Su tutti chiosa il sindaco di Cassino, Enzo Salera: «Ci attiveremo presto sul piano politico ma bisogna tener presente che non è il Governo - di qualunque colore politico esso sia - a fare i piani industriali. Si tratta di scelte aziendali»