Omicidi dietro le sbarre, niente rito abbreviato, si va davanti alla Corte d'assise. È quanto emerso dall'udienza preliminare, presieduta dal gup del tribunale di Frosinone Antonello Bracaglia Morante, a carico di Daniele Cestra, 42 anni, di Sabaudia che già sta scontando una condanna per omicidio a 18 anni. Cestra, attraverso gli avvocati Angelo Palmieri e Sinuhe Luccone, aveva proposto un processo con il rito abbreviato condizionato a due perizie, una psichiatrica e l'altra medico legale sulle vittime. Alla richiesta si è opposto il pubblico ministero Vittorio Misiti, che ha coordinato le indagini. Il giudice, dopo una breve camera di consiglio, ha respinto la richiesta della difesa e così ha emesso il decreto di rinvio a giudizio. Cestra comparirà così davanti alla Corte d'assise di Frosinone a cominciare dall'udienza del 16 dicembre.

I delitti per i quali è imputato sono risalenti il primo, quello di Pietro Paolo Bassi, al 15 giugno 2015 e il secondo, di Giuseppe Mari, all'agosto del 2016. Anche i familiari delle vittime erano presenti in aula e si sono costituiti parte civile. Si è cominciato a indagare dal secondo delitto. Inizialmente il decesso del compagno di cella di Cestra era stato considerato un suicidio, ma qualcosa non quadrava per cui sono state richieste indagini più approfondite. E il pm Misiti aveva disposto la riesumazione della prima salma per far luce su quanto avvenuto nel giugno del 2015 all'interno della casa circondariale di Frosinone. Questo perché sono state ravvisate delle analogie con l'altro episodio, quello più recente.

In quel periodo l'imputato era ristretto nel capoluogo ciociaro da dove è stato poi trasferito per espiare la condanna definitiva per l'omicidio di Anna Vastola, l'ottantunenne uccisa, il 9 dicembre del 2013, con un colpo alla testa inferto con un oggetto contundente durante una rapina mentre era nella sua abitazione di via don Giuseppe Capitanio a Borgo Montenero. La procura aveva affidato al medico legale Daniela Lucidi gli accertamenti necroscopici, mentre la difesa di Cestra si era affidata al consulente di parte Giuseppe Manciocchi. Successivamente era stata disposta un'integrazione delle operazioni peritali per valutare se vi sia stata quell'asfissia meccanica ipotizzata dalla procura o se si sia trattato di un suicidio tramite impiccagione.

Per l'accusa per il delitto di Mari, originario di Sgurgola, sarebbero stati utilizzati dei "mezzi soffici" (un lenzuolo o altro) per esercitare la compressione del collo e l'ostruzione delle vie respiratorie.
Oltre a ciò, si ipotizza anche l'utilizzo di corpi contundenti. Il medico legale ha riscontrato, tra le altre cose, la frattura dell'ossoioide e la rottura del timpano. Per quanto riguarda Bassi, invece, sarebbe stato immobilizzato (riscontrata la sub-lussazione di due vertebre) e successivamente sarebbe stato impiccato. Ora sarà la giuria popolare a decidere la sorte di Cestra a partire da dicembre.