Schiacciata da un muletto in retromarcia, è stato davvero un incidente? La morte di Rita DeVellis a "Chi l'ha visto?". Una prima versione quella fornita dagli investigatori che non convince i familiari. Le telecamere di Rai3 hanno provato a fare chiarezza sull'accaduto, con l'aiuto dei figli dell'imprenditrice agricola e di Raffaele Sapio, l'uomo alla guida del mezzo agricolo quando la donna è stata investita. Sono i figli e l'ex marito di Rita De Vellis, l'imprenditrice di Strangolagalli che operava nel settore della raccolta della paglia e del fieno da destinare all'allevamento bovino, a voler conoscere la verità sulla tragica morte della donna.

Il 12 novembre di un anno fa, Rita sarebbe stata travolta da una macchina agricola in retromarcia, guidata da Raffaele Sapio, suo collaboratore di Caserta, mentre stava dirigendo le operazioni di carico di belle di fieno in una masseria di Torremaggiore, in provincia di Foggia. Inutili i tentativi di soccorso. Questa la prima ricostruzione fatta dagli investigatori giunti sul posto. Una storia che non ha mai convinto i familiari che si sono affidati all'avvocato Giampiero Vellucci. Attraverso indagini di parte sarebbe infatti emersa un'altra versione dei fatti. Proprio il medico legale incaricato dalla famiglia dopo l'autopsia avrebbe subito riferito di un'anomalia: una frattura cranica sull'occipitale sinistro non riconducibile allo schiacciamento del tronco dovuto all'investimento. Da qui è ripartita l'indagine che ora coinvolge la Procura di Foggia. Il socio che è intanto indagato per omicidio colposo nega ogni accusa.

Come è possibile che Rita De Vellis si sia messa in una posizione tanto pericolosa e non abbia nemmeno sentito il forte segnale acustico del muletto in movimento? Tanti, troppi i dubbi dei figli sul presunto incidente. «Mamma era felice - ha raccontato uno dei figli - facendo riferimento alla presunta relazione della donna con Sapio -. Avevano grandi progetti anche per l'azienda. Dopo qualche tempo, mia madre voleva però interrompere sia il rapporto lavorativo sia il legame affettivo. Lui le aveva raccontato tante bugie, non avrebbe mai lasciato la moglie». Si arriva al 12 novembre del 2018. Una telefonata da parte dei carabinieri getta la famiglia dell'imprenditrice nello sconforto: la donna è deceduta.

Terminata la chiamata con il militare, i figli cercano di mettersi in contatto proprio con Sapio. «È successo un guaione». Dirà l'uomo che nega con forza qualsiasi relazione amorosa con la donna. «Una disgrazia ha poi riferito alle telecamere lei faceva lavori stagionali, era una mia collaboratrice. Perché avrei dovuto ucciderla?». La procura di Foggia ha incaricato i Ris di Roma di effettuare alcuni accertamenti tecnici su alcuni reperti per cercare di chiarire la dinamica di quello che è successo.