Italiani, popolo di santi, poeti e navigatori? Forse. Di certo, stando alla fotografia dei reati che "vanno per la maggiore" nel Cassinate, di truffatori. E pure in aumento negli ultimi anni, visto il boom di notizie di reato legate alla proverbiale capacità di ingannare e raggirare il prossimo per ottenere un profitto, soprattutto quando la crisi ha mostrato - e mostra - il suo volto più feroce.

Negli ultimi 30 mesi (2017-2018 e i primi 6 del 2019) a Cassino sono state iscritte 1.688 notizie di reato per truffa; 827 per furto; 498 per atti persecutori; 295 per violenza privata; 92 per violenza sessuale; 74 per rapina e 26 per usura. Dati che devono tener conto della vastità del territorio di competenza, soprattutto dopo l'annessione con le realtà giudiziarie del Sud Pontino.

Con l'acuirsi della crisi, l'aumento del numero di truffe consumate o anche solo tentate diventa significativo: nei periodi presi in considerazione appare evidente come, ad esempio, tra il 2017 (665) e il 2018 (669) sia stato confermato il trend, con un suo - seppure lieve - incremento.

E per i primi 6 mesi del 2019 la prospettiva non appare molto diversa con 354 notizie di reato. Cosa differente per i furti con 366 casi nel 2017, 334 nel 2018 e 127 fino a giugno scorso. Gli atti persecutori (meglio conosciuti come stalking) che guadagnano il terzo posto della classifica, sembrano soltanto progredire: 185 nel 2017, 189 nel 2018 e 124 soltanto nei primi sei mesi del 2019. Andamento sinusoidale per la violenza sessuale: 35 i casi segnalati nel 2017, 42 nel 2018 e 15 fino a giugno scorso. In netto calo, invece, l'usura: 15 notizie di reato giunte due anni fa; 9 nel 2018 e 2 nel primo semestre di quest'anno.

Dietro a questi numeri freddi e statistici, storie di donne, uomini e famiglie. Ma anche di inquirenti che lavorano senza sosta e sotto organico: proprio in questa settimana dovrebbero aver luogo i primi incontri al Ministero per poter far luce sul "caso Cassino": una sproporzione tra magistrati e fascicoli che non può certamente lasciare le istituzioni indifferenti.

Davanti al tribunale
Davanti al tribunale - monocratico o collegiale che sia a seconda dei reati presi in considerazione - di questa mole considerevole di notizie di reato arriva, però, solo una parte. Alcuni procedimenti richiedono tempi di approfondimento e trattazione più lunghi e restano pendenti; altri vengono esauriti nel periodo di riferimento. Altri ancora giungono a sentenza che non è di certo sinonimo di colpevolezza: diverse le sentenze, ad esempio, di non doversi procedere. Senza, poi, dimenticare le sentenze di proscioglimento che arrivano prima del dibattimento.

Prendendo a riferimento gli stessi periodi (2017-2018 e i primi 6 mesi del 2019) e le stesse tipologie di reato (truffa, rapina, furto, violenza sessuale, violenza privata, atti persecutori e usura) giunte in procura, la comparazione con i dati del tribunale rende bene l'idea: una classifica che cambia la "scaletta" ma non la sostanza.

Analizzando i dati forniti dal tribunale, infatti, al primo posto dei "pervenuti" ci sono i furti con 540 unità; al secondo le truffe (con 509 unità); e gli atti persecutori sempre al terzo posto (104): cambiando l'ordine degli addendi, resta comunque la stessa fotografia sull'incidenza delle tipologie di reato sul nostro territorio.

Al quarto posto la violenza privata con 96 procedimenti; rapina (28) al quinto; violenza sessuale (25) al sesto e usura - anche in questo caso - al settimo con 7 procedimenti. Volendo confrontare i dati relativi soltanto al reato "principe" nel Cassinate, ovvero la truffa, si può notare il divario: 1.688 le notizie di reato giunte in procura negli ultimi 30 mesi, 509 davanti al tribunale. In mezzo, ovviamente, il super lavoro di magistrati, giudici e inquirenti. E le aspettative di un territorio che poco nasconde la sua sete di giustizia