Ha 40 anni di vita e tante prospettive davanti. Ha compiuto passi da gigante da quando il magistero venne trasformato in facoltà e da quando la terra ai piedi dell'abbazia ebbe il suo ennesimo riscatto. Tempi d'oro, tempi ricchi di sogni, tempi, soprattutto, dove si riuscivano a coronare.

Facoltà e iscritti che crescevano, insieme alla consapevolezza di aver trapiantato un presidio di cultura e di conoscenza invidiato da tutto il basso Lazio. Una convivenza pacifica tra ateneo e città, ma mai una simbiosi. «Cassino non è mai diventata una città universitaria», si è detto, di recente. E la verità ha, inevitabilmente, il sopravvento su ogni altra considerazione.

Se, a un livello "aulico", le conquiste culturali o le eccellenze accademiche poco si intersecano con il tessuto locale, a livello più pragmatico non si vedono mini eserciti di ragazzi universitari girare in centro o colonizzare spazi.

Perché, secondo lei, Cassino non è mai diventata una città universitaria?
«Mi sono fatto l'idea - spiega il rettore Giovanni Betta - che il concetto di città universitaria sia in realtà molto poco italiano e sicuramente molto poco del centro sud.

Quest'anno Matera città della cultura e l'università semi assente dalle iniziative.
Roma ha tre università ma non è certo una città universitaria. Napoli men che meno. Intendendo come città universitaria una città che sviluppa la propria crescita avendo l'università al centro e una università che si sviluppa tenendo conto delle esigenze della città.

Cassino purtroppo non fa eccezione.
Identificata questa realtà non riesco a trovare né le cause né tantomeno i rimedi. E, in questi ultimi anni, di certo non è mancata né la buona volontà né i buoni rapporti personali».

Ma la volontà di non arrendersi a questa evidenza c'è tutta.
È lo stesso rettore Giovanni Betta, che tante battaglie ha dovuto affrontare in questi anni riuscendo a centrare obiettivi altissimi, a raccontare lo sforzo attualmente in campo: «Ciò premesso, comunque, l'università non smetterà di provarci. A ottobre le nuove iniziative di UniCittà (l'università incontra la città nella città), a brevissimo finalmente il wi-fi eduroam nelle strade cittadine, in più la collaborazione con il Comune nella stesura e attuazione del Put, collaborazione nei progetti finanziati dalla Regione per l'area archeologica, etc».
Qualcosa, più di qualcosa, bolle in pentola