E mentre il Consorzio dei Servizi Sociali è stato vittima di una truffa sui veicoli destinati al trasporto dei disabili, il mondo va avanti. L'universo dei disabili non è un universo parallelo, fa parte della realtà. Le persone che hanno difficoltà motorie, che convivono con disabilità, i loro familiari e i loro amici sono parte integrante di un sistema che non va, anzi, che è fatto di criticità, disagi e rinunce. A farci il punto della situazione è un ragazzo che affronta la vita con il sorriso, sfrecciando sulla sedia a rotelle verso le aule universitarie e sui palchi con il Cut. Pietro Iozzia ci racconta cosa vuol dire non essere libero in una società che non si ferma.

Pietro, cosa significa essere disabile in un mondo fatto di ostacoli?
«Essere disabili non è facile, ma è ancora più difficile in una società che ci mette davanti costantemente paletti e barriere. Essere disabili vuol dire rinunciare molto spesso a fare delle cose che per chiunque sarebbero normalissime, come andare a teatro, a mangiare fuori etc. Per noi tutto questo è una conquista difficile e spesso impossibile».

Quali misure potrebbero essere realizzate per agevolare la quotidianità?
«Noi abbiamo bisogno di libertà e per ottenerla avremmo bisogno che le istituzioni locali e nazionali iniziassero a pensare ad attuare delle misure e ad attivare dei servizi che per noi sono fondamentali. Uno di questi è un servizio di trasporto per disabili che ci consentirebbe di spostarci autonomamente e liberamente per la città. Un servizio indispensabile per acquisire una vera autonomia. Un servizio taxi che, per altro, esiste già in molti comuni italiani sarebbe un enorme passo in avanti di civiltà».

La società usa molti slogan, ma come agiscono le istituzioni e le persone nella realtà?
«Molto spesso i politici e le istituzioni si ricordano di noi solo per impietosire la gente e accaparrarsi qualche voto in più, ma forse non hanno capito che noi non abbiamo bisogno di pietà, ma di dignità. Il "Dopo di noi" e tanti altri slogan che sentiamo continuamente nella nostra società non servono a nessuno se poi non si riesce a garantire un diritto fondamentale che è quello della libertà».

Ti senti limitato nella scelta delle tue azioni?
« Ho parlato di libertà, non è una parola vuota, ma è densa di significato. Perché noi disabili troppo spesso ci sentiamo limitati, non solo fisicamente, ma soprattutto nelle nostre passioni. Molte volte siamo costretti a rinunciare a fare delle cose che ci piacciono semplicemente perché non possiamo muoverci e non abbiamo un servizio di trasporto che ci porti ovunque noi desideriamo. Andando incontro anche alle esigenze delle nostre famiglie e alla naturale crescita. Quello di cui ha bisogno un disabile di 10 anni non è uguale a quello di cui ha bisogno un disabile di 17, o di 30 o di 40. Le nostre famiglia rinunciano a tutto per supportarci, ma anche questo non è giusto, anche se lo si fa con amore, dovremmo poter avere delle alternative».

Cosa significa avere una disabilità nel 2019?
«Nel 2019 per me è avvilente parlare ancora di barriere e ostacoli che limitano la vita di tutti i giorni di persone che, come me, vivono una disabilità. Tante cose sono state fatte, come l'abbattimento di molte barriere architettoniche, ma c'è un mare di cose da fare ancora. Le persone disabili hanno passioni e voglia di vivere il territorio.

Questo purtroppo non è possibile perché dobbiamo per forza dipendere da altri. Il taxi per disabili potrebbe permettere la piena mobilità per favorire la vera inclusione sociale che è sulla bocca di tutti, ma che poi non si favorisce mai veramente. Le persone come me amano andare a teatro, amano uscire, amano vivere, ma troppo spesso siamo costretti a rimanere a casa a causa della mancanza di un servizio che ci permetta di essere veramente autonomi e liberi. Per cambiare la situazione non bastano parole, servono fatti concreti»