Antiche testimonianze archeologiche custodite tra le erbacce e i rifiuti. Così si presentano alcuni dei reperti di epoca romana testimonianza del ricco patrimonio storico-archeologico di Atina. Lo spettacolo assai poco edificante lo si può vedere all'interno del chiostro dell'ex convento dei Frati minori in piazza Garibaldi: parti di colonne e di altri manufatti antichi giacciono accatastati nel seicentesco chiostro adagiati a terra, talvolta uno sull'altro, mentre lì intorno sono cresciute erbacce una pianta di sambuco che si staglia per oltre due metri.

E poi rifiuti, bottiglie di plastica e cartacce rimasti intrappolati tra le mezze colonne e gli antichi portali di roccia calcarea. Altri reperti, tra i quali una pesante trave sulla quel è scolpito l'antico gioco romano chiamato "filetto", sono (si spera momentaneamente) collocati nel corridoio da cui si accede al chiostro. Tutti quei reperti sono stati depositati all'interno del'ex convento in attesa di essere sistemati nei locali museali per essere visibili agli appassionati, agli storici e ai turisti che giungono ad Atina anche per visitare il locale museo archeologico di via Vittorio Emanuele.

Durante la precedente amministrazione si pensò di spostare le sedi del museo archeologico e la biblioteca all'interno dei locali dell'ex convento francescano: per attuare il proposito l'amministrazione quantificò in 655.000 euro l'importo dei lavori da mettere in cantiere, cifra che sarebbe servita per adeguare tutto il secondo piano dell'ex convento alla nuova destinazione.
L'importo contabilizzato fu richiesto alla Regione Lazio (rientrando l'opera nei casi della legge regionale 51 del 1982). Proprio l'aumentata presenza dei visitatori del museo e l'interesse verso i testi della biblioteca, suggerì all'allora amministrazione di rivedere la loro collocazione che, del resto, si confaceva con la nuova situazione determinatasi con la scoperta della cisterna romana trovata a due passi dal chiostro dell'ex convento.