Soffrire in silenzio. Lontano dai riflettori. Eppure non sono operai di serie B, bensì un esercito di 8-9.000 lavoratori delle aziende metalmeccaniche che producono per l'ammiraglia Fca.

Il primo "anello" occupazionale si trova direttamente nell'area industriale della multinazionale ai piedi dell'abbazia, disseminata in più comuni del Cassinate. Ma le realtà produttive che hanno commesse per far correre i modelli Alfa su Cassino plant si trovano in tutta la provincia, nella regione e anche nel Belpaese.

E se la cassa integrazione ha travolto circa 3.800 operai Fca, con stipendi più leggeri e ferie amare, nell'indotto gli ammortizzatori sociali sono terminati quasi ovunque. E nelle realtà medie e piccole si fa fatica a pagare gli stipendi, non si rinnovano contratti a interinali o (nel caso di piccole aziende, le aziende-fantasma) si pensa a cessare l'attività, Tra quelli che hanno provato a tenere i riflettori accesi anche sull'indotto c'è la Fiom-Cgil che torna a chiedere un tavolo anche per «salvare l'indotto», dice direttamente e senza giri di parole Donato Gatti, segretario generale Fiom Cgil.

«Serve un tavolo regionale per queste aziende. Ci siamo lasciati a dicembre sul piano industriale Fca di 5 miliardi di investimenti ma da rumors si percepisce che l'ibrido partirà nel 2020, ci sarà un anno di sofferenza ancora, per questo è necessario un tavolo regionale per salvare l'indotto.

Abbiamo la necessità di fare un incontro nazionale su Fca ma abbiamo anche la necessità di mettere in atto strategie per un indotto che non sta messo affatto bene. Nel primo livello ancora c'è capienza per la cig ma il secondo e terzo livello di aziende che lavora per Fca non ha più ammortizzatori sociali e bisognerà aspettare fino al lancio dell'ibrido. Così si perde occupazione sul territorio. Ma, aggiungo, anche l'ibrido non basterà a saturare lo stabilimento, a noi servono modelli nuovi, minimo due. Come Fiom continuiamo a lanciare l'allarme su questo argomento ma ad ogni non c'è stata mai risposta mentre le ricadute negative ci sono su tutta la provincia di Frosinone».

Anche l'Ugl, con Enzo Valente, ha più volte posto l'accento sul dramma che vive l'indotto metalmeccanico. E, qualche settimana fa, aveva aggiunto: «Tutti dobbiamo interrogarci, per creare, nei prossimi anni, modelli di sviluppo e di crescita diversa. Occorre una riconversione delle aziende su nuove tipologie di produzione, occorre ripensare nuovi modelli».

Fusione e indiscrezioni
E, nonostante sembra che tutto taccia e le conferme non arrivino mai, continuano le indiscrezioni sulla fusione con Renault. Il nodo resta la Nissan che vorrebbe riequilibrare i rapporti di forza col gruppo francese. Secondo gli esperti una strada potrebbe essere imboccata dalla stessa Fca andando a rilevare una quota di partecipazione di Nissan da Renault contribuendo così al riequilibrio dei rapporti di forza tra la casa nipponica e quella francese