Sotto la cenere cova il fuoco della speranza, quella di una fusione tra Fca e Renault capace di mettere a segno quel "colpo da maestro" lasciato in eredità culturale e strategica da Sergio Marchionne. Cova soprattutto per l'indotto metalmeccanico che quasi raddoppia gli operai della fabbrica cassinate, arrivando a 8-9.000 unità sparse nella provincia ma anche nel territorio regionale, dove si soffre insilenzio la mancanza di commesse, dove gli interinali non rinnovati fanno meno rumore, dove «esistono micro aziende (le chiamo aziende fantasma) che non riescono a pagare gli stipendi e che, a breve, si dovranno porre il dilemma se restare aperte oppure no. L'indotto sta peggio di Fca ecco perché è necessario accelerare sugli investimenti», spiega Mirko Marsella della Fim Cisl.

Boccata di ottimismo
Ieri un'altra boccata di ottimismo, con un rialzo in borsa per Fca dopo il rilancio dell'ipotesi di fusione con Renault. La "storia" azionaria si ripete! Una nuova ondata di acquisti borsistici su Fca e Renault segue quella del 5 agosto successiva al weekend durante il quale trapelarono, dal Wall Street Journal, indiscrezioni circa il contenuto di alcune mail nelle quali Renault chiedeva a Nissan di individuare un nuovo equilibrio azionario. L'ipotesi era quella di una "ridefinizione" per poi studiare un coinvolgimento anche di Fiat-Chrysler.

Renault più di altri
La fusione sarebbe davvero un "colpo da maestro". Esattamente quella col gruppo francese. Lo ha fatto notare anche Marco Bentivogli, segretario della Fim-Cisl, intervistato da "Il Giornale" ha spiegato che «Fca offre ai francesi il valore aggiunto del premium, con Alfa Romeo, e del lusso, grazie a Maserati. Renault, in proposito, è carente. Le alleate Nissan e Mitsubishi, poi, garantirebbero le competenze intema di elettrificazione e guida autonoma». E il delegato locale dello stesso sindacato, Mirko Marsella, è convinto alla medesima maniera dell'utilità dell'accordo. «Speriamo che si faccia, pur con tutte le complessità del caso. L'alternativa non c'è per rendere il gruppo più solido e per stare al riparo da eventuali ricadute negative. La strada della fusione è la più giusta». In una economia di scala, restare con volumi di auto prodotte al di sotto dei 15 milioni può diventare sempre più penalizzante mentre l'unione fa la forza e favorisce l'investimento congiunto sui nuovi i paradigmi tecnologici che il mercato impone.

Il rientro in fabbrica
Ma, intanto, tornando con i piedi per terra, i circa quattromila lavoratori della fabbrica cassinate martedì torneranno al lavoro.
«Riaprono i cancelli dopo un pungo stop ma ce ne saranno altri - continua Marsella - purtroppo quest'anno, e parte del prossimo, sarà comunque interessato dalla cassa integrazione. Servono certezze, da tempo chiediamo l'ufficialità del nuovo modello Maserati». E qui entra in gioco il discorso dell'alleanza con Renault, «prima si riesce a trovare l'accordo e più possibilità ci sono per il territorio. Con il marchio Alfa Romeo e Maserati, Piedimonte si accrediterà sempre di più come il "polo del lusso"». E, forse, quella «meccanica delle emozioni» che ha sintetizzato il sogno del predecessore di Manley troverà il suo compimento. Nel frattempo è trascorsa un'altra estate di ferie forzate e di buste paga sgonfiate dalla cassa integrazione. E all'orizzonte c'è la "stangata" scolastica, con famiglie alle prese con spese da capogiro. «Estate difficile per gli operai, con buste paga "condizionate" dalla cig in un Paese come il nostro dove già di per sé le tassazioni sono allucinanti».