«Un po' di silenzio dopo tanto baccano». Don Donato Piacentini mette un punto in calce al caso nazionale che lo vede protagonista. Suo malgrado. E riparte da questa richiesta dopo il bailamme mediatico scatenato dalla sua ormai celebre omelia in stile "salviniano" sui richiedenti asilo che arrivano con telefonini e collanine mentre tante famiglie italiane non hanno di che sfamare i propri figli. «Si è dato troppo spazio a questa stupidaggine - dice a mezza bocca il parroco -. Francamente sono stufo, mi sento scosso da questa vicenda».

Ma ci tiene a ribadire: «Non sono affatto contro i migranti, io l'accoglienza la pratico ogni giorno con azioni concrete».
E racconta che lunedì scorso è andato a trovare la famiglia di una ragazza disabile di colore che sta cercando di aiutare.
«Per me tutti sono uguali, donne e uomini stranieri e italiani - sottolinea don Donato -. Ho sempre aiutato gli immigrati che me lo hanno chiesto, mi sono prodigato per far avere un alloggio a un bambino pachistano. Faccio tante cose per loro».

E allora perché quelle parole sui migranti che arrivano con telefonini e monili preziosi? «Ho soltanto voluto rimarcare che ci sono anche tante persone a Sora e nei dintorni che hanno bisogno di assistenza. Il punto è che quando propendiamo troppo da una parte rischiamo di non guardare il resto, invece bisogna essere attenti agli uni e agli altri, senza distinzioni. Anche l'anno scorso l'ho ricordato ai nostri politici locali».

Intanto lui, mentre infuria ancora la battaglia sul web a suon di post pro e contro la sortita di don Donato, si dà da fare concretamente per chi ha bisogno: «Sto preparando delle cose per una ragazza madre di Sora - racconta al telefono - Ha una bolletta da pagare e non sa come fare». Con il vescovo Antonazzo, che l'ha redarguito dopo l'omelia galeotta, assicura di aver ha chiarito? «Sono in ottimi rapporti con il vescovo. Il papa predica l'accoglienza e io faccio tutto quello che posso per farla. Sono ubbidiente, dico solo che bisogna pensare anche ai nostri poveri».