Occhi puntati sull'Ara Frocella. E anche le narici. Passano gli anni ma il problema resta irrisolto. I residenti della zona di San Vincenzo Ferreri, ai confini con l'Abruzzo, all'inizio di agosto hanno assistito a un inconsueto andirivieni di mezzi nell'area dove sorge la vecchia discarica. E subito è scattato l'allarme.

«Abbiamo sentito dei mezzi pesanti salire -racconta una signora del posto- Poi, dopo un paio d'ore, sono scesi e in tutta la zona si è sparso un odore nauseabondo. Forse sono venuti a ritirare il percolato. È un'operazione che viene fatta ciclicamente. Certo è che noi ne paghiamo le conseguenze, specie se non si capisce da quanto tempo persiste l'inquinamento e che cosa abbia interessato».

Abbiamo chiesto al sindaco Roberto De Donatis, nominato custode dell'area dopo il sequestro operato dalla magistratura, di fare il punto sulla situazione. «È bene precisare che parliamo di una discarica che nacque in un posto sbagliato e fu gestita in modo non corretto fino ad arrivare alla fine del suo compito con la necessità di opere di messa in sicurezza che non hanno risolto il problema della produzione di percolato. Questa è la storia di Ara Frocella. Oggi bisogna intervenire con chiarezza scientifica e tempestività. Mi sto adoperando per affidare, secondo le forme di legge, un incarico a un esperto in materia ambientale che ci guidi nel modo più sollecito possibile al fine di mettere in atto le procedure di messa in sicurezza d'emergenza, così come ordinato dal pubblico ministero».

Il primo passo è capire, dati alla mano, di che cosa si sta parlando in termini di inquinamento ambientale.