«Hanno svuotato la città portando fuori prima l'Università, poi i centri commerciali, e adesso vogliono far cassa sui negozianti. Questi signori non hanno capito che Cassino non è una città turistica o universitaria. I turisti e gli universitari non si vedono quasi più, non c'è più la gente che c'era prima. Le tasse vanno pagate, certo, ma forse come primo atto sarebbe stato più opportuno fare qualcosa per attrarre persone in città, e poi partire con i controlli per la Tosap». I commercianti non hanno ben gradito l'azione avviata dall'amministrazione con gli assessori Delli Colli e Alifuoco. Si dicono d'accordo sul fatto che è giusto e necessario pagare la Tosap, ovvero la tassa di occupazione del suolo pubblico che, dai dati rivelati dal neo assessore al commercio, risulta "saldata" solo da un negozio su dieci ma al tempo stesso chiedono al Comune di venire incontro a un settore in crisi, altrimenti non muore solo il commercio. Muore la città.

Il viaggio tra i negozianti
Siamo andati ad ascoltarli. Siamo partiti dalla centralissima piazza Diamare, da "Cioccolati Italiani". «Le tasse vanno pagate, ci mancherebbe. Ma di concerto con l'associazione dei commercianti -ci dice Eleonora- sarebbe bello anche far sì che ci sia un po'di decoro. Sarebbe bello che ci fossero, ad esempio, dei posaceneri creativi per incentivare a non gettare i rifiuti a terra. Andrebbe studiata una "regola" per tutti: ci ritroviamo chi ha quattro tavoli, chi ha una fioriera, chi ha un vivaio, chi decine di tavoli. Servirebbe un po' di disciplina in tutti i sensi, non solo nel pagamento della Tosap».
Stesso concetto è ribadito da Roberto, del bar "Dyva" in via Zamosch: «Bisogna stabilire un criterio che sia uguale per tutti, non è possibile che ci sono bar con decine di tavoli e poi locali periferici non possono invece avere uno spazio davanti. Sono sei anni che ho fatto richiesta per una pedana e ancora attendo risposte».
In viale Dante c'è Massimo, il titolare di "Massimo Cafè" che usa una tagliente ironia: «È fallito il Comune, figuriamoci se continuando così non falliscono i negozi. Si volti dietro: qui c'era un altro bar: ha chiuso. Di fronte la stessa cosa. Noi resistiamo perchè abbiamo una gestione familiare, ma questa questione della Tosap mi fa sorridere». Il titolare del noto bar in viale Dante -di fronte dove una volta c'era il cinema Rapido, ed oggi non c'è più -è un fiume in piena. E prosegue: «Le strade sono vuote, non si rendono conto dei negozi che stanno chiudendo. Qui una volta il sabato sera non si riusciva a passare, ora non c'è più nessuno. Quando organizziamo qualche serata, non solo paghiamo 80 euro di Siae, ma alle 10 dobbiamo terminare con la musica. È possibile una proroga fino a mezzanotte: ma d'estate la gente esce alle 11. Di cosa stiamo parlando? Hanno creato un deserto e non capiscono che, se la gente non paga, è perchè non arriva a fine mese. Pensassero prima a ripopolare il centro: noi vogliamo pagare, ma ci facciano pagare un po'di meno».

In Corso della Repubblica la musica non cambia. Roberta del "Bar del Corso" non risparmia critiche verso chi oggi chiede il massimo rispetto delle regole. E dice: «Fermo restando che noi siamo sempre stati in regola, credo che servirebbe più disponibilità anche dall'altra parte perchè noi stiamo lavorando, non stiamo rubando. E aggiungo: noi lavoriamo con i secchi dell'immondizia in mezzo ai tavoli perchè raccolgono i rifiuti come se avessimo un uso domestico, cioè una volta a settimana. Le tasse sono tante, io ho 12 dipendenti. Ci siamo adeguati a tutte le regole ma un po'di elasticità in più non guasterebbe». Sempre Roberta chiede di snellire la burocrazia per i pagamenti da versare visto che più volte si sono recati in Comune ma non hanno trovato interlocutori.

Lo stesso disagio viene evidenziato anche da Andrea, titolare del "Bar Centrale" che spiega: «Lo spazio di occupazione di suolo pubblico tra piazza Labriola e Corso della Repubblica mi costa circa 800 euro al mese: stiamo parlando di circa 20 tavolini. È chiaro che se io li pago e altri non pagano per me è un danno incredibile, quindi i controlli sono assolutamente giusti, ma a oggi non rilasciano ancora autorizzazioni: la prassi è molto lunga. Per non parlare del fatto che la pavimentazione della piazza è sconnessa quindi i tavolini non poggiano bene e più volte cadono le bibite. Paghiamo una delle tasse più alte d'Italia e non rilasciano neanche autorizzazioni. Abbiamo trovato un muro su questo, speriamo che a lungo andare la situazione migliori».

Più ottimista si mostra invece Stefano, titolare de "Il Baretto" in via Enrico De Nicola, che in merito alla Tosap non ha dubbi: «Personalmente ho sempre pagato la tassa, ho pochi tavolini e non è una spesa esagerata. Il problema è un altro: l'amministrazione deve decidere se vuole una città viva o una città dormiente. Più volte ho organizzato serate di musica live all'interno dell'attività con una "sana movida", ma bisogna snellire le pratiche per organizzare questi eventi. Poi non è concepibile che alle 22 debba cessare la musica. La città cambia anche con queste piccole cose: l'amministrazione deve decidere se vuole cambiare Cassino davvero o farla restare una città spenta: la vera sfida è questa. Non la Tosap».