Omicidio di Gabriel: la Procura di Cassino sequestra pure il telefono del fratello di Donatella Di Bona, arrestata - così come il padre del bimbo, Nicola Feroleto - per la morte del figlio. Il prossimo 4 settembre, dopo l'affidamento dell'incarico, si procederà ad espletare tutti gli accertamenti irripetibili necessari a scandagliare traffico telefonico e messaggi.

Un passaggio importante, perché potrebbe indicare elementi utili all'inchiesta (affidata alla dottoressa Maisto) costellata di coni d'ombra: né il luogo né l'orario della morte del bimbo «soffocato perché piangeva» sono ancora chiari. E con un rimpallo continuo di responsabilità, tra accuse reciproche e versioni cambiate mille volte, anche la lineare descrizione dei fatti appare difficile da inquadrare.

Lo spostamento di qualche ora rispetto alla reale morte del piccolo Gabriel Feroleto indicherebbe la presenza o l'assenza di Nicola sul posto dell'omicidio, che secondo la procura è proprio il campo a pochi passi dalla casa del bimbo, in zona Volla. Dai traffici telefonici relativi al cellulare del fratello di Donatella potrebbero emergere elementi importanti per l'intera indagine.

Al resto serviranno i risultati dell'autopsia, quelli ancora attesi sugli accertamenti effettuati su auto e abiti degli indagati (per compararli con il terreno prelevato nel "campo dell'orrore" e in quello di Feroleto); sui cellulari dei due genitori arrestati e su tutti i reperti isolati dal Ris all'interno dell'abitazione familiare.
Donatella potrebbe aver chiamato qualcuno subito dopo la morte del piccolo con quel cellulare? Chi? E perché?

La ricostruzione
Nicola Feroleto e Donatella Di Bona, lo ricordiamo, restano in carcere con l'accusa di aver ucciso il figlio forse perché piangeva, forse per aver interrotto un rapporto intimo tra i due, dirà lei al sostituto procuratore. La ventottenne prima finge un investimento, poi confessa. Il quarantottenne dice di non essere lì quando Gabriel perde la vita, poi chiede un alibi alla convivente di Villa Santa Lucia perché la sua ricostruzione ha dei "buchi".

E finiscono entrambi in carcere, con un'indagine lampo dei carabinieri guidati dal colonnello Cagnazzo. Ma le versioni si rimescolano. Lei chiede di essere ascoltata ancora una volta in carcere e accusa anche Nicola. Poi arrivano i primi risultati dell'autopsia ma il quadro è complesso e occorre scavare: per questo ogni singola attività d'indagini risulterà fondamentale per far luce su aspetti affatto secondari. Le difese, Luigi D'Anna e la criminologa Bruzzone per Nicola; Cucchi e Prospero, con il professor Lavorino per Donatella, sono pronti.