Una gestione interprovinciale del mercato di stupefacenti. La polizia della Questura di Latina, dei commissariati di Formia e Gaeta, esegue quattro ordinanze di custodia cautelare, due in carcere e due ai domiciliari, coinvolgendo anche un giovane e noto ristoratore della città martire.

Secondo le ipotesi degli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore Alfredo Mattei, la linea ideale dello spaccio tra Formia, Gaeta, la Valle dei Santi, Cassino e le Marche, sarebbe stata tracciata dagli affari dei quattro soggetti arrestati - tra i 27 e i 41 anni - accusati a vario titolo di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, usura ed estorsione.
Marcello Di Zenzo di 30 anni di Cassino (accusato di spaccio) ha ottenuto i domiciliari, così come Alessandro Lucreziano di Gaeta. In carcere, in base al quadro accusatorio condiviso dal gip Armato, Andrea D'Onofrio, 27 anni di Fondi, e Edgardo Luigi Di Nitto di 29 anni di Formia.

Il vuoto dopo gli arresti
L'operazione "Coast to Coast 2" che ha scosso ieri non solo il sud Pontino ma anche il Cassinate ha messo in luce un elemento importante: così come a Formia e Gaeta ci sarebbe stata una riorganizzazione dello spaccio dopo gli arresti operati nell'inchiesta "Coast to Coast 1", anche a Cassino le diverse spallate allo spaccio da parte dei carabinieri avrebbero prodotto il medesimo effetto.

E a raccontarlo, in base a quanto captato nelle ricche intercettazioni ambientali e telefoniche degli uomini del dottor Mancini, sarebbe proprio il trentenne di Cassino: dopo gli arresti di esponenti di famiglie rom accusati di spaccio nell'inchiesta "I due leoni", ci sarebbe stato un aumento di clienti pronti a cercare stupefacente (soprattutto cocaina) da altri fornitori. «Sto troppo in bocca alla gente, mi chiama alla sera, le cose prima non lo facevano, mo siccome hanno arrestato tutti gli zingari mo si è sparsa la voce»: questo quanto captato in una conversazione tra Di Nitto e Di Zenzo che avrebbe per questo palesato la volontà di diminuire "le pratiche". A quest'ultimo, però, occorre precisare che non è stato mai sequestrato nulla: le ritenute esigenze cautelari resterebbero infatti legate solo all'attività di intercettazione operata dalla polizia.

In sostanza, secondo l'interpretazione degli inquirenti, dopo il terremoto venutosi a creare nel mondo dello spaccio sia nel Sud Pontino che nel Cassinate, si sarebbe registrata una "agitazione" tra i clienti: fermando gli assuntori e captando le conversazioni degli indagati avrebbero così tracciato una direzione ben precisa. «Si ribadisce che l'assenza forzata degli attori "storici" dello spaccio, ha dunque attirato gli "appetiti imprenditoriali" di personaggi relativamente nuovi - spiega la questura a margine della conferenza - per le piazze del Golfo e della Valle dei Santi».

Il volume degli affari, sempre secondo gli investigatori, poteva raggiungere diverse migliaia di euro a settimana: «Un volume d'affari per quantitativi rilevanti di stupefacenti, che prevedeva anche che il gruppo degli spacciatori compulsasse gli acquirenti obbligandoli a ricevere la droga a domicilio o in altro luogo sicuro di loro pertinenza» continua la polizia. «È stata quindi sgominata la nuova rete - concludono - che si stava organizzando per rifornire le città di Gaeta, Formia, Fondi e Cassino di cocaina».