Hanno sperato, pregato, fatto appelli. Una forza grande la loro, un amore per la loro piccola e per la famiglia immensi.
Non si sono mai arresi, cercando di sorridere anche quando dentro la paura, lo sconforto cercavano di prendere il sopravvento. Poi sono arrivati gli angeli, alcuni con il camice bianco, un altro volato in cielo. Proprio grazie al grande gesto di genitori sconosciuti, che hanno donato cuore e polmoni del loro figlio, hanno ridato vita alla loro Elide, 4 anni, di Veroli.
E dai genitori della piccola il grazie a questa famiglia sconosciuta e a tutta l'equipe. La mamma Cecilia Gerardi ci racconta i quattro anni dalla nascita della sua bambina. Ma soprattutto ci tiene a ribadire l'importanza della donazione degli organi che permette di salvare vite umane, ma svolge anche l'importante ruolo di garantire alla gente il diritto alla salute. E il gesto di persone sconosciute, che in un momento di immenso dolore per la perdita di un loro caro hanno ridato una nuova vita ad Elide, cambierà per sempre la vita della famiglia verolana.

Ci parli di Elide...
«Elide è una bambina che nasce nel 2015 con cardiopatia congenita non diagnosticata in età fetale. All'età di 4 mesi subisce il primo intervento all'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, a cui seguono altri due interventi con relativo impianto di un pacemaker. Il 4 luglio del 2018 Elide entra nuovamente in sala operatoria, per tentare di correggere la sua cardiopatia e permetterle di andare avanti senza dover entrare in lista subito. L'intervento riesce perfettamente, ma a distanza di 4 giorni, una cardiomiopatia dilatativa costringe i medici ad inserirla in lista urgente nazionale di trapianto.
Dieci giorni dopo il suo cuore è talmente stanco che decide quasi di fermarsi, Elide era impossibile da assistere meccanicamente e l'attesa come sappiamo non sarebbe stata sufficientemente breve».

Nella notte tra il 15 e 16 luglio cosa accade...
«Accade che il dottore Antonio Amodeo tenta l'impresa che sembrava impossibile, assistere Elide in ecmo. Elide è rimasta in ecmo 318 giorni, estubata, e in terapia intensiva senza essere mai trasferita, e ha atteso questa volta un trapianto combinato cuore e polmoni. A maggio è avvenuto il miracolo, dopo 10 mesi di attesa e 14 ore di intervento il dottore Adriano Carotti e la sua equipe hanno effettuato il tanto atteso trapianto».

Sua figlia ora come sta?
«È ancora in terapia intensiva a cardiochirurgia, in via di completa ripresa».

Cosa vuol dire ai genitori del bambino donatore?
«Questi uomini non sono medici, sono angeli e chi ha deciso di donare gli organi, ha salvato non una vita ma tante. Bisogna far capire alle persone cosa significa donare, abbattere ogni barriera di carattere culturale, ma soprattutto informare correttamente sulla donazione di organi. Annullare tutto ciò che può mentalmente bloccare le persone a compiere questo grande gesto. Gli eroi non siamo noi, gli eroi sono quei genitori che hanno deciso di donare nuova vita, tutti quei familiari che decidono in un momento di grande dolore di compiere un gesto di infinito altruismo, permettendo che il loro caro, viva in altre persone».