Prudenza dettata dall'attesa. Ma col fuoco che cova sotto la cenere, un vulcano che borbotta, pronto a esplodere. La vicenda che vede indagato il sindaco Giuseppe Morini per i condoni edilizi (le accuse sono abuso d'ufficio, falsità ideologica, false attestazioni e asseverazioni in materia di segnalazione di inizio attività nel settore urbanistico) insieme all'ex dirigente del settore Paolo Cestra, al tecnico comunale Mirko Persichilli, a sette professionisti e altrettanti proprietari di immobili realizzati irregolarmente, ha subito generato le prime reazioni politiche. Al momento quasi tutte improntate alla cautela, anche se non mancano osservazioni aguzze. E i nervi si fanno tesi.

Maggioranza in attesa
La coalizione che sostiene Morini ha diffuso un breve comunicato in cui non nasconde l'evidente difficoltà del momento. Ed è un'ammissione che tratteggia un passaggio politico importante: «Siamo consapevoli che questo momento politico ed amministrativo, nonostante tutti gli sforzi messi in campo, non è dei migliori per la nostra città e la notizia del coinvolgimento di un settore dell'amministrazione di così ampio impatto sul territorio e sulle attività dei nostri concittadini, come quello urbanistico, certo non facilita il compito di chi amministra». Poi però fa quadrato attorno al primo cittadino: «Avendo noi tutti sostenuto nel 2016 la candidatura a sindaco di Giuseppe Morini, non possiamo oggi che rimarcare la nostra fiducia e la convinzione che, come già avvenuto in passato, la magistratura saprà fare piena luce, individuando con assoluta certezza responsabilità e contorni di tutta la vicenda». Una difesa d'ufficio che rinvia tutto ai giudici. E che perciò non è un'assoluzione.

Iannarilli e Tarquini
Tra le fila della minoranza le posizioni sono diverse. Per Tarcisio Tarquini «c'è solo da aspettare, mantenendo rispetto nei confronti di tutti», ma punta il dito contro «politiche sbagliate e prassi pericolose che vanno avanti da tempo immemorabile, ma che negli ultimi tempi sono state sicuramente aggravate dalla particolare posizione di Morini, che avrebbe dovuto astenersi dallo svolgere la sua professione di ingegnere nella città di cui è anche sindaco, per gli evidenti conflitti di interesse». In più ravvisa «una responsabilità politica del Pd, che non ha inteso sciogliere i nodi di questa vicenda». Più sfumato Antonello Iannarilli: «Dimissioni di Morini? Spetta solo a lui decidere. Dispiace per quanto sta accadendo, ma sono anni che abbiamo segnalato problemi nell'ambito urbanistico». E ne sottolinea le pesanti conseguenze: «Tutta l'attività edilizia oggi è ferma, quanto sta avvenendo ha bloccato cittadini e professionisti».

Borrelli e Pavia
Il consigliere Gianluca Borrelli parla di «enorme problema per Alatri, a prescindere dalla valenza penale. Forse è questo il cambio di passo di cui si è parlato? E il Pd, che si scandalizza su tutto, dov'è in questo caso?». Sempre dall'opposizione Enrico Pavia amplia il discorso: «Non mi pronuncio sull'aspetto giudiziario. Sul lato politico, però, c'è un Pd incoerente e ipocrita, perché ha sempre ritenuto che in casi simili le dimissioni fossero l'unica via d'uscita. Tranne oggi». Ricorda l'avviso di garanzia alla giunta Magliocca nel 2010 e l'affondo del Pd. E chiede: «Che cosa pensano adesso Di Fabio, il segretario Gatta e tutto il partito?».