La sentenza dell'omicidio Morganti fa ancora discutere, ma soprattutto divide. E il clima resta pesante. Dopo le parole pronunciate da Melissa Morganti, nell'intervista pubblicata sull'edizione di lunedì di Ciociaria Oggi, ovvero: «Qualcuno ha detto e scritto che i familiari avevano aggredito i legali, ma non è assolutamente vero», e ancora: «Qualcuno ha scambiato mio fratello Francesco per un amico di Emanuele. Ha detto che sarebbe esploso e avrebbe aggredito gli avvocati e mia madre lo avrebbe calmato. Ma mio fratello non si è mai mosso. Non era lui»,

i difensori di Mario e Paolo Castagnacci hanno sentito il bisogno di replicare. L'avvocato Massimiliano Carbone, anche in nome del collega Angelo Bucci, precisa per prima cosa di voler intervenire «senza nessuna nota polemica e senza l'intenzione di alimentare ulteriori polemiche. Però non possiamo accettare che si dica che non siamo stati aggrediti, che ci siamo inventati anche questo. Non solo è assolutamente vero che siamo stati aggrediti con minacce, insulti e sputi, ma solamente grazie all'intervento delle forze dell'ordine la cosa non è trascesa in fatti più gravi. Con tutto il rispetto per il dolore della famiglia Morganti, che non ha accettato il verdetto, è una cosa assurda che si dica questo. Ci sono video, che girano sulla rete, che descrivono l'aggressione che abbiamo subito. Basta vederli».

Sulle responsabilità e sui comportamenti individuali, gli avvocati preferiscono glissare. «Non voglio sottolineare chi è stato o non è stato - prosegue l'avvocato Carbone - In tutti i filmati si vede che ci hanno sputato, ma non mi interessano i dettagli. Cosa è stato fatto o non è stato fatto non voglio sottolinearlo. Però voglio che non passi l'idea che non ci hanno aggredito. Non lo posso accettare, Ci hanno tenuti fermi 15 minuti perché non potevamo prendere le auto».

E anche per questo i difensori di Mario e Paolo hanno chiesto un intervento della Camera penale così come ha già fatto la Camera penale di Roma. Quest'ultima è intervenuta contemporaneamente accomunando due episodi peraltro molto differenti l'uno dall'altro ovvero la foto dell'americano arrestato per l'omicidio del carabiniere a Roma, apparso ammanettato e bendato, e le intemperanze all'esterno del tribunale di Frosinone.

«Leggendo le cronache ci chiediamo che Paese sia diventato ormai questo e come sia possibile e in quale acqua di coltura possano maturare episodi di totale e assoluta inciviltà come quelli accaduti al tribunale di Frosinone e nella caserma dei carabinieri di Roma - scrivono i penalisti romani - Sui fatti di Alatri eravamo già intervenuti, perché già all'inizio dell'inchiesta la pretesa era che i "delinquenti" non dovessero avere un avvocato: ovviamente lo hanno avuto e ai bravissimi colleghi, purtroppo anche coraggiosi, va la nostra più affettuosa solidarietà. La comunità dei penalisti è al loro fianco e sia chiaro che chi insulta loro insulta tutti noi, perché insulta la nostra funzione».

Della questione sono stati investiti il consiglio dell'ordine degli avvocati e la Camera penale di Frosinone (quest'ultima presieduta da qualche settimana dall'avvocato Enrico Pavia che è parte civile nel processo Morganti). I due organismi si riuniranno oggi. E in quelle sedi saranno stilati dei documenti ufficiali per condannare qualsiasi gesto di violenza.