Una città tappezzata di foto. Una città, quella di Pontecorvo, tappezzata dal dolore profondo e insondabile. Una bara e una scia di lacrime disperate. Una piazza stracolma, strade chiuse per motivi di sicurezza e la cattedrale di San Bartolomeo che non contiene più la gente.

Ci sono tutti quelli che hanno amato Fabio Zonfrilli, 30 anni, una vita davanti, una morte senza spiegazioni logiche, giovedì pomeriggio, in sella alla sua moto. In una strada di campagna, a Melfi di Sotto, la tragedia si è imposta sull'esistenza di questo giovane brillante, pieno di doti e di umanità. Il filo della vita si è spezzato, resta l'affetto e l'amore di centinaia di persone che si stanno riversando nella cittadina fluviale per salutarlo e per stringere in un abbraccio la famiglia.

Ci sono più e più comunità a "onorare" la rettitudine e la bontà di quello che tutti definiscono un ragazzo d'oro, una promessa del calcio, un "capitano di vita" come lo ha descritto il sindaco di San Giovanni Incarico, cittadina dove pure ha giocato e dove si è fatto ampiamente valere. Una "giovane promessa dello sport che ha scelto poi il lavoro", come ha invece sottolineato il sindaco di Pontecorvo, Anselmo Rotondo, tra i primi ad arrivare sul luogo dell'incidente.

Oggi Pontecorvo piange. Come aveva fatto due giorni fa per Roberto Sandirocco, coetaneo di Fabio, lavoratore anche lui e musicista. Due giovani, due esempi. Due vite interrotte. Un unico dolore.