"Ce l'hanno ammazzato per la seconda volta": Lucia e Melissa, la mamma e la sorella di Emanuele, non hanno più lacrime. La sentenza pronunciata poco fa dai giudici della Corte d'Assise del Tribunale di Frosinone le ha lasciate esterrefatte, così come le altre decine e decine di parenti e amici giunti in Tribunale per essere vicini alla famiglia del ventenne.

"Domani mattina - ha detto mamma Lucia - andrò al cimitero e dirò ad Emanuele che non è vero che lo hanno ucciso, che nessuno lo ha ammazzato di botte, che lui non è morto. Gli dirò questo e cercherò di consolarlo per questa sentenza beffarda. Io non so cosa dire - ha proseguito - tutti sanno cosa è successo e non riusciamo a capacitarci di questa decisione. Senza parlare dell'atteggiamento che gli avvocati dei quattro hanno avuto nei nostri confronti durante tutte le udienze, beffardo a dir poco. E poi - ha aggiunto - quando ho sentito dell'assoluzione di Franco Castagnacci sono rimasta con gli occhi sbarrati". Poi altre parole, di rabbia, tanta rabbia, e dolore, tantissimo dolore. E un ringraziamento ai pm De Falco e Misiti "che - ha affermato - hanno avuto con noi un comportamento sempre esemplare". "Non so - ha concluso - se la vita di un ragazzo di 20 anni possa valere appena sedici anni di carcere".

La sorella Melissa: "Una sentenza a dir poco scandalosa. Non so proprio come hanno fatto questi giudici a pronunciarla. Certamente, che qualcosa non sarebbe andata bene ce lo aspettavamo, da tanti piccoli atteggiamenti, da tanti piccoli elementi. Ma che si arrivasse a tanto, proprio non ce lo credevamo. Addirittura l'assoluzione per Franco Castagnacci". Sospira dietro gli occhiali scuri: "E ugualmente non credevamo che la pena fosse così tanto ridotta per gli altri tre. Che poi - sorride ironica - considerando che due anni di carcere già li hanno fatti e che fra scappatoie varie potranno avere altri sconti, è probabile che ce li ritroviamo liberi fra pochi anni. Da parte mia - ha concluso senza più parole - spero di morire prima, perché stavolta sono sicura che non resisterei ad un incontro con loro...".  "Se faremo appello? Penso proprio di sì".

L'avvocato Enrico Pavia che ha difeso la famiglia costituitasi parte civile, ha dichiarato: "Una sentenza è una sentenza e come tale va rispettata. Ora aspettiamo di vedere le motivazioni e poi decideremo per un eventuale ricorso in Appello. Decisiva - ha commentato tecnicamente - è stata la decisione di derubricare il reato contestato ai quattro da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale (cioè oltre le intenzioni ma non volontario, ndr). Per Franco Castagnacci, invece, la Corte ha deciso che il reato non sussiste proprio disponendone la remissione in libertà". 

Come pena aggiuntiva è stata applicata ai tre condannati l'interdizione dai pubblici uffici ed una provvisionale di 300.000 euro. I pm De Falco e Misiti avevano invece chiesto l'ergastolo per Michel Fortuna, 28 anni per Mario Castagnacci, 26 per Paolo Palmisani e 24 per Franco Castagnacci, padre di Mario. 

Sedici anni di carcere per Michel Fortuna, Mario Castagnacci e Paolo Palmisani. Assoluzione per Franco Castagnacci per non aver commesso il fatto. 

Questo il verdetto emesso pochi minuti fa dai giudici della Corte d'Assise del Tribunale di Frosinone che si sono pronunciati, dopo sei ore di Camera di Consiglio, sula morte di Emanuele Morganti, il ventenne di Tecchiena di Alatri, morto nella notte fra il 24 e il 25 marzo scorso in piazza Regina Margherita, nel centro storico di Alatri, per le conseguenze di un pestaggio subito. 

A tale sentenza si è arrivati in quanto i giudici hanno ritenuto di dover far cadere l'accusa di omicidio volontario, derubricato in omicidio preterintenzionale. 

I pm avevano invece chiesto l'ergastolo per Michel Fortuna, 28 anni per Mario Castagnacci, 26 per Paolo Palmisani e 24 per Franco Castagnacci, padre di Mario.

Rabbia e delusione fra i familiari e gli amici di Emanuele 

di: Danilo Del Greco

Si fa palpitante l'attesa della sentenza per l'omicidio di Emanuele Morganti, il ventenne di Tecchiena di Alatri morto in seguito al pestaggio di cui fu vittima nella notte fra il 24 e il 25 marzo 2017 nel centro storico di Alatri.

I giudici della Corte d'Assise del Tribunale di Frosinone dalle 11.40 circa, finita l'ultima udienza del dibattimento con gli interventi finali degli avvocati della Difesa, si sono ritirati in Camera di Consiglio per deliberare. Da allora sono trascorse sei ore durante le quali amici, parenti e semplici conoscenti di Emanuele e della sua famiglia si sono assiepati davanti all'Aula A del Palazzo di Giustizia del Capoluogo. 

Da pochi minuti la folla si è trasferita all'interno dell'Aula, dove ormai fra non molto è atteso l'arrivo dei giudici per la lettura della sentenza. Un'attesa sempre più spasmodica. In aula ci sono tutti i familiari del ventenne. Una mano pietosa ha poggiato una rosa bianca sulla balaustra che separa il pubblico dalla Corte, mentre la maggior parte dei presenti indossa una maglia bianca con l'immagine di Emanuele e frasi che lo ricordano.

Ancora pochi minuti e, almeno per il primo grado di giudizio, sarà posta la parola fine al processo. Alla sbarra in quattro, tutti accusati di omicidio colontario: Michel Fortuna (per lui i pm hanno chiesto l'ergastolo); Mario Castagnacci (28 anni la richiesta), Paolo Palmisani (26) e Franco Castagnacci, padre di Mario (24 anni di carcere la richiesta). 

di: Danilo Del Greco

Il capo chino, il corpo inerte abbandonato su una sedia, sotto una finestra dalla quale filtra una luce tenue, rispettosa anch'essa del dolore della donna. Accanto a lei un'amica che l'abbraccia, l'accarezza, la bacia, cerca di consolare un dolore che consolabile non è. Indossa una maglia bianca sulla quale è riportata l'immagine di Emanuele, il suo figliolo tanto amato ucciso in una sera di primavera di due anni fa, massacrato di botte fino ad ucciderlo. 

Lucia Pica scorre sul cellulare le foto del suo ragazzo. Sorride, scuote la testa sconsolata, sorride ancora, piange, chiude gli occhi e alza la testa al cielo in cerca di un perché che ancora oggi nessuno è riuscito a spiegarle. Poi riprende a scorrere l'album delle foto. L'amica l'abbraccia forte mentre lei si abbandona ad un pianto disperato. In quelle foto che continua a fissare, quasi in trance, c'è tutta una vita. Quella del suo Emanuele, una vita spezzata in modo assurdo e inspiegabile. Ci sono i sogni di un giovane di venti anni che aveva tutta la vita davanti, che voleva viverla quella vita, che voleva sognare, divertirsi, progettare un futuro. 

Mamma Lucia accarezza lo schermo del cellulare, sorride ancora, poi si fa seria. Volge lo sguardo verso l'aula nella quale, ormai fra non molto, i giudici della Corte d'Assise del Tribunale di Frosinone leggeranno la sentenza a carica dei quattro imputati per l'atroce omicidio di suo figlio. E' l'Aula A, situata al primo piano del Palazzo di Giustizia di Frosinone. La porta è chiusa, si attende l'arrivo dei giudici che dalle 12 circa, finita l'ultima udienza del processo, si sono ritirati in Camera di Consiglio per deliberare annunciando la sentenza "non prima delle 18". E' a pochi metri da lei, ma ai suoi occhi appare lontana chilometri. 

Insieme a lei ci sono tantissimi amici e parenti di Emanuele, di famiglia, ma anche tanti conoscenti che hanno voluto essere presenti all'atto conclusivo del processo. Indossano una maglia bianca con impressa una bella immagine di Emanuele che con i suoi occhioni guarda fisso tutti coloro che incrociano il suo sguardo. "Emanuele vive ancora", sussurrano. E tutti, a questo punto, si aspettano una sentenza esemplare ai danni dei quattro imputati. 

Ricordiamo che l'accusa, rappresentata dai pm Giuseppe De Falco e Vittorio Misiti, ha chiesto l'ergastolo per il 26enne Michel Fortuna (su sui pende l'accusa di aver sferrato il pugno fatale, quello che ha fatto sbattere la testa di Emanuele contro il montante di una Skoda parcheggiata in piazza Regina Margherita, nel cuore del centro storico di Alatri, dove nella notte fra il 24 e il 25 marzo 2017 avvenne il pestaggio); 28 anni per Mario Castagnacci, 26 anni per Paolo Palmisani e 24 per Franco Castagnacci, padre di Mario. Per tutti l'accusa è di omicidio volontario, seppure con ruoli e posizioni in parte differenti avuti nel pestaggio mortale. 

di: Danilo Del Greco

Alle 11.40 il processo per la morte di Emanuele Morganti, il giovane di Tecchiena di Alatri ucciso nel marzo di due anni fa a piazza Regina Margherita, nel centro storico di Alatri, è finito. Ultimo a parlare, nell'aula del Tribunale di Frosinone, è stato l'avvocato Carbone per la difesa. I quattro imputati, Michel Fortuna di Frosinone, Paolo Palmisani, Mario Castagnacci e il padre Franco (tutti e tre di Alatri), hanno rinunciato ad essere presenti sia stamattina sia stasera quando verrà letta la sentenza, prevista non prima delle 18.

Subito dopo i giudici si sono ritirati in Camera di Consiglio per emettere il verdetto sul caso che da oltre due anni è salito alla ribalta nazionale per l'efferatezza dell'omicidio di cui sono accusati i quattro imputati (tutti alla sbarra per omicidio volontario, pur con alcune differenziazioni in base al ruolo svolto nel pestaggio mortale). 

Presenti tantissimi amici e parenti di Emanuele, una vicinanza alla famiglia massiccia e tangibile, tutti in attesa della sentenza finale. Di qui la presenza, altrettanto numerosa, di carabinieri, polizia e agenti della Penitenziaria.

Ricordiamo che l'accusa, rappresentata dai Pm Giuseppe De Falco e Vittorio Misiti, al termine dei propri interventi pochi giorni fa ha chiesto l'ergastolo solo per il 26enne Michel Fortuna (al quale è imputato di aver sferrato il pugno finale, quello fatale, che ha provocato l'urto della testa di Emanuele con il montante di una Skoda che era parcheggiata in piazza Regina Margherita, impatto devastante che ha provocato l'emorragia cerebrale che ha poi portato alla morte del ventenne); per Mario Castagnacci è stata invece chiesta una condanna a 28 anni di carcere; per il fratellastro Paolo Palmisani 26 anni di carcere e per Franco Castagnacci, padre di Mario, 24 anni di carcere.

Sale dunque l'attesa per la sentenza che, come detto dovrebbe arrivare non prima delle 18. 

di: Danilo Del Greco