Il capo chino, il corpo inerte abbandonato su una sedia, sotto una finestra dalla quale filtra una luce tenue, rispettosa anch'essa del dolore della donna. Accanto a lei un'amica che l'abbraccia, l'accarezza, la bacia, cerca di consolare un dolore che consolabile non è. Indossa una maglia bianca sulla quale è riportata l'immagine di Emanuele, il suo figliolo tanto amato ucciso in una sera di primavera di due anni fa, massacrato di botte fino ad ucciderlo. 

Lucia Pica scorre sul cellulare le foto del suo ragazzo. Sorride, scuote la testa sconsolata, sorride ancora, piange, chiude gli occhi e alza la testa al cielo in cerca di un perché che ancora oggi nessuno è riuscito a spiegarle. Poi riprende a scorrere l'album delle foto. L'amica l'abbraccia forte mentre lei si abbandona ad un pianto disperato. In quelle foto che continua a fissare, quasi in trance, c'è tutta una vita. Quella del suo Emanuele, una vita spezzata in modo assurdo e inspiegabile. Ci sono i sogni di un giovane di venti anni che aveva tutta la vita davanti, che voleva viverla quella vita, che voleva sognare, divertirsi, progettare un futuro. 

Mamma Lucia accarezza lo schermo del cellulare, sorride ancora, poi si fa seria. Volge lo sguardo verso l'aula nella quale, ormai fra non molto, i giudici della Corte d'Assise del Tribunale di Frosinone leggeranno la sentenza a carica dei quattro imputati per l'atroce omicidio di suo figlio. E' l'Aula A, situata al primo piano del Palazzo di Giustizia di Frosinone. La porta è chiusa, si attende l'arrivo dei giudici che dalle 12 circa, finita l'ultima udienza del processo, si sono ritirati in Camera di Consiglio per deliberare annunciando la sentenza "non prima delle 18". E' a pochi metri da lei, ma ai suoi occhi appare lontana chilometri. 

Insieme a lei ci sono tantissimi amici e parenti di Emanuele, di famiglia, ma anche tanti conoscenti che hanno voluto essere presenti all'atto conclusivo del processo. Indossano una maglia bianca con impressa una bella immagine di Emanuele che con i suoi occhioni guarda fisso tutti coloro che incrociano il suo sguardo. "Emanuele vive ancora", sussurrano. E tutti, a questo punto, si aspettano una sentenza esemplare ai danni dei quattro imputati. 

Ricordiamo che l'accusa, rappresentata dai pm Giuseppe De Falco e Vittorio Misiti, ha chiesto l'ergastolo per il 26enne Michel Fortuna (su sui pende l'accusa di aver sferrato il pugno fatale, quello che ha fatto sbattere la testa di Emanuele contro il montante di una Skoda parcheggiata in piazza Regina Margherita, nel cuore del centro storico di Alatri, dove nella notte fra il 24 e il 25 marzo 2017 avvenne il pestaggio); 28 anni per Mario Castagnacci, 26 anni per Paolo Palmisani e 24 per Franco Castagnacci, padre di Mario. Per tutti l'accusa è di omicidio volontario, seppure con ruoli e posizioni in parte differenti avuti nel pestaggio mortale. 

Alle 11.40 il processo per la morte di Emanuele Morganti, il giovane di Tecchiena di Alatri ucciso nel marzo di due anni fa a piazza Regina Margherita, nel centro storico di Alatri, è finito. Ultimo a parlare, nell'aula del Tribunale di Frosinone, è stato l'avvocato Carbone per la difesa. I quattro imputati, Michel Fortuna di Frosinone, Paolo Palmisani, Mario Castagnacci e il padre Franco (tutti e tre di Alatri), hanno rinunciato ad essere presenti sia stamattina sia stasera quando verrà letta la sentenza, prevista non prima delle 18.

Subito dopo i giudici si sono ritirati in Camera di Consiglio per emettere il verdetto sul caso che da oltre due anni è salito alla ribalta nazionale per l'efferatezza dell'omicidio di cui sono accusati i quattro imputati (tutti alla sbarra per omicidio volontario, pur con alcune differenziazioni in base al ruolo svolto nel pestaggio mortale). 

Presenti tantissimi amici e parenti di Emanuele, una vicinanza alla famiglia massiccia e tangibile, tutti in attesa della sentenza finale. Di qui la presenza, altrettanto numerosa, di carabinieri, polizia e agenti della Penitenziaria.

Ricordiamo che l'accusa, rappresentata dai Pm Giuseppe De Falco e Vittorio Misiti, al termine dei propri interventi pochi giorni fa ha chiesto l'ergastolo solo per il 26enne Michel Fortuna (al quale è imputato di aver sferrato il pugno finale, quello fatale, che ha provocato l'urto della testa di Emanuele con il montante di una Skoda che era parcheggiata in piazza Regina Margherita, impatto devastante che ha provocato l'emorragia cerebrale che ha poi portato alla morte del ventenne); per Mario Castagnacci è stata invece chiesta una condanna a 28 anni di carcere; per il fratellastro Paolo Palmisani 26 anni di carcere e per Franco Castagnacci, padre di Mario, 24 anni di carcere.

Sale dunque l'attesa per la sentenza che, come detto dovrebbe arrivare non prima delle 18. 

di: Danilo Del Greco