Sarà l'ultima udienza. È attesa per questa sera la sentenza per l'omicidio di Emanuele Morganti. Oggi sono previste le ultime controrepliche delle difese con gli interventi degli avvocati Angelo Bucci, Massimiliano Carbone e Marilena Colagiacomo. Dopodiché la Corte d'assise entrerà in camera di consiglio dalla quale, secondo le previsioni dello stresso presidente Giuseppe Farinella, dovrebbe uscire non prima delle 18. L'attesa è tanta. Della famiglia Morganti, che si è costituita parte civile con l'avvocato Enrico Pavia, della stessa procura che ha speso tante energie in questa indagine e nel conseguente processo chiedendo un ergastolo (per Michel Fortuna) e pesanti pene per gli altri (28 anni per Mario Castagnacci, 26 per Paolo Palmisani e 24 per Franco Castagnacci).

Come tanta è l'attesa delle difese (nonché delle famiglie degli imputati) che si sono battute con vigore per contestare quell'accusa di omicidio volontario sfociata anche in un duro scontro tra il procuratore Giuseppe De Falco e l'avvocato di Michel Fortuna Giosuè Bruno Naso, che ha accusato la procura di scelte ideologiche e di alimentare inutilmente le aspettative della famiglia Morganti e della comunità di Tecchiena. La procura, dal canto suo, non ha avuto tentennamenti. Non li ha avuti durante il processo quando a molti testi sono state contestate perfino le false informazioni ai pubblici ministeri, con altri due testi indagati in aula per reticenza. E non li ha avuti quando si è trattato di argomentare le pesanti richieste di condanne avanzate alla Corte.

Per i pm Giuseppe De Falco e Vittorio Misiti l'omicidio volontario con dolo diretto è stato contestato a Michel Fortuna, agli altri tre il dolo eventuale. La procura ha evidenziato che Emanuele è stato aggredito in tre fasi, indebolito fino allo sfinimento per poi portarlo in un "cul de sac" da dove non avrebbe avuto scampo. Di fronte a una persona così indebolita nelle forze (la parte civile ha parlato senza mezzi termini di linciaggio, il pm ha evidenziato la caduta senza proteggersi), per la procura gli aggressori non potevano non prefigurarsi che l'unico esito sarebbe stato quello letale. I difensori dal canto loro hanno insistito nel chiedere le assoluzioni o, al limite, la derubricazione in omicidio preterintenzionale o in rissa aggravata dalla morte di Emanuele.

Un processo duro con toni drammatici di fronte a molte testimonianze e anche agli stessi genitori e fratelli di Emanuele che hanno voluto essere presenti sempre. Sono usciti solo durante le arringhe dei difensori. Solo mamma Lucia è stata sempre in aula. Così come sempre in aula sono stati presenti i quattro imputati. Previsto oggi un dispiegamento di forze tra polizia penitenziaria e carabinieri per evitare qualsiasi incidente durante e dopo la lettura del dispositivo.