Quanti sono gli stranieri residenti in provincia di Frosinone? Al 31 dicembre 2017 se ne contavano 25.288 (di cui il 50,7% donne): il 3,7% degli stranieri residenti nel Lazio (anche se gli ultimi dati Istat aggiornati al 2019 parlano di 26.464). La fotografia è stata scattata ieri, nella sala del Consiglio provinciale, dal 14º rapporto "Osservatorio romano sulle migrazioni", realizzato dal Centro Studi e Ricerche Idos in collaborazione con l'Istituto di Studi Politici "San Pio V". A moderare il dibattito è stata Alessandra Romano, segretario generale aggiunto di Cisl Frosinone; il rapporto è stato illustrato da Ginevra Demaio, curatrice della pubblicazione, e ci sono stati i contributi del consigliere comunale e provinciale Alessandra Sardellitti, di Oussaifi Abdelhafidh (presidente di Anolf Frosinone Aps), di Raoul Parlanti (presidente di "Frosinone 2020"), mentre le conclusioni sono state affidate ad Ewa Blasik, responsabile di Anolf Frosinone.

Dipingendo il quadro della Ciociaria, Demaio ha parlato di una «incidenza della popolazione straniera sul totale residente in provincia di Frosinone del 5,2%. In Ciociaria nel 2017 sono nati 266 bambini stranieri, il 3,8% dei nati stranieri in regione e il 7,3% del totale delle nascite nella provincia. I cittadini stranieri immigrati dall'estero sono stati 1.870, il 6,4% di quelli immigrati nella regione; il saldo risulta pari a 1.605 unità in più.

Sono stati 367 gli stranieri che, nel corso dell'anno, hanno ottenuto la cittadinanza italiana (circa 15 ogni 1.000 stranieri residenti nella provincia). Anche nella provincia di Frosinone la collettività straniera maggiormente rappresentata è quella rumena (9.625 persone, di cui il 55,1% donne). La seconda è quella albanese, con 3.542 abitanti, in prevalenza uomini (le donne rappresentano il 49%), seguita da marocchini (2.095, di cui il 45,4% donne), ucraini (1.088, 78,5%), cinesi (823, 53,8%). Un certo numero di residenti nella provincia si registra anche per la collettività nigeriana, polacca, bulgara, indiana ed egiziana. Il comune di Frosinone è quello con il maggior numero di abitanti stranieri (3.359, di cui il 51,9% donne), seguito da Cassino (2.202, 45%), Alatri (2.110, 47,5%), Ferentino (1.364, 49,7%) e Anagni (1.264, 49,9%). Tra i primi dieci comuni, si trovano anche Veroli, Fiuggi, Sora, Ceccano e Ceprano. Nel capoluogo sono più numerosi i cittadini rumeni (871 persone, di cui 58,7% donne), seguiti da albanesi (782, 48,8%), cinesi (268, 59%), marocchini (185, 49,2%) e ucraini (146, 79,5%). La Nigeria, la Polonia, il Bangladesh, la Bulgaria e la Moldavia sono, a seguire, i restanti cinque tra i primi dieci Paesi più rappresentati».

I giovani e l'integrazione
Non solo numeri, tuttavia, nella conferenza-dibattito di ieri, ma anche ampie riflessioni sul tema dell'integrazione e dell'inclusione sociale degli stranieri. In questo contesto hanno destato un certo stupore le conclusioni derivanti dalle risposte a un questionario somministrato agli studenti della provincia di Frosinone e le cui risultanze sono riportate in un capitolo della pubblicazione curato da Patrizia Campagna, dirigente scolastico dell'I.I.S "Angeloni" di Frosinone.

L'indagine è stata compiuta volutamente in due annate diverse, il 2015 e il 2018, a studenti di età compresa tra i 16 e i 19 anni (su un campione di 37 e 34 alunni durante le assemblee plenarie della Consulta degli Studenti), e dalle risposte è «emerso in definitiva un senso di maggiore irritazione nei confronti dei migranti, ma, soprattutto, è emersa un'evidente sicurezza nell'esternare posizioni maggiormente nette nelle scale d'intensità proposte» si legge nel rapporto. Prevale nei giovani la percezione che «l'immigrazione sia un problema piuttosto che un'opportunità. Traspare una possibilità di convivenza velata senza troppe aperture e fomentata da un sentire comune fatto di paure, xenofobie e razzismo».

Un atteggiamento che fa riflettere se si pensa che il mondo scolastico «è sicuramente quello più abituato a convivere con la quotidianità delle diversità (di genere, sociali, culturali e così via), ma anche quello dove possono prendere forma esperienze di discriminazione e stigmatizzazione delle alterità da parte di singoli e dove le tattiche di resistenza, distinzione, innovazione si concretizzano». In tre anni, ad esempio, è aumentata la percentuale di coloro che hanno assunto un atteggiamento ostile (14%) verso gli immigrati; gli indifferenti sono il 29%, mentre sono circa il 50% coloro che si dicono amichevoli e comprensivi. Rispetto, poi alla percezione di quanto siano discriminati gli stranieri il 76% ritiene che siano "abbastanza discriminati".

«Questa percezione - si legge in un passaggio del capitolo - di manifesta percezione di discriminazione dei migranti è corrispondente poi alla diffusa opinione di una concreta difficoltà di "inserimento" nella nostra società degli stranieri di qualsiasi età, tanto che la maggioranza degli studenti intervistati ha pensato ad una inclusione "difficile", se non "impossibile" (81%), nel territorio nazionale degli stranieri e solo il restante 19% ha ritenuto pressoché "facile" la loro inclusione. Questa convinzione, in soli tre anni, ha portato gli studenti ad esternare un peggioramento di tali difficoltà, con il 93% di giudizi pessimistici ("difficile" e "impossibile")».

A puntare il dito contro le politiche migratorie italiane è stato Oussaifi Abdelhafidh, presidente di Anolf, il quale ha parlato «di un atteggiamento non chiaro da parte del Governo italiano che chiede aiuto all'Europa, ma poi non si presenta alle riunioni in cui si discute di questi temi. Oggi in Italia è difficile entrare, ma soprattutto è più complicato rimanere. Perdere semplicemente il lavoro per responsabilità non proprie, fa acquisire immediatamente lo status di clandestino con tutto ciò che ne consegue.

Il quadro normativo attuale non aiuta e nelle contraddizioni delle leggi si inserisce quella criminalità che sfrutta la disperazione di chi fugge dalla miseria e dal dolore, anelando condizioni di vita migliore. Se da un parte troviamo un Governo indeciso, dall'altra, per fortuna, troviamo la straordinaria generosità del popolo italiano nei confronti della sofferenza degli stranieri. Ogni giorno la nostra associazione riceve testimonianze di aiuto concreto e morale da parte di tantissimi italiani che si fanno in quattro per aiutare chi soffre. Per il futuro auspichiamo un cambiamento e maggiori aperture nei confronti degli immigrati».

La moschea
Nella discussione su integrazione e inclusione non poteva mancare un passaggio sulla costruenda moschea di Frosinone. «Nel processo di integrazione e inclusione sociale delle comunità straniere - ha detto il consigliere Sardellitti - speriamo di avere a breve una delle più grandi moschee d'Italia. Ciò che ci deve maggiormente interessare come comunità frusinate è che, alla fine, una volta esaurito l'iter burocratico, ci sia un centro culturale islamico per proiettarci in una dimensione più ampia di convivenza integrata e piena tra le comunità di diversa estrazione culturale e religiosa»