Omicidio del pastore Armando Capirchio. Rito abbreviato per Michele Cialei e per il figlio Terenzio. Prevista per oggi la sentenza. Michele è accusato dell'omicidio dell'allevatore rivale a colpi di fucile e di pietra. E poi di averne occultato i resti a Lenola.

In carcere dal dicembre 2017, solo dopo un anno e mezzo, Cialei padre si era addossato la responsabilità del delitto, confessando. Il figlio Terenzio, invece, dovrà rispondere di occultamento di cadavere. Michele, il padre, e Terenzio, il figlio, difesi dagli avvocati Camillo Irace e Giampiero Vellucci, saranno processati allo stato degli atti con la possibilità di usufruire dello sconto di pena di un terzo previsto dal rito, ma soprattutto evitare l'ergastolo per Michele. I due figli di Capirchio si sono costituiti parte civile attraverso l'avvocato Filippo Misserville.

Di Armando Capirchio si erano perse le tracce il 23 ottobre del 2017, da quando era uscito di casa per raggiungere Valle Travella. Due giorni dopo il figlio, che viveva con lui a San Simeone, a Vallecorsa, ha dato l'allarme e sono iniziate le ricerche. Il 12 dicembre sempre del 2017 si arriva a una svolta, Michele Cialei viene arrestato dai carabinieri per l'omicidio e l'occultamento di cadavere di Capirchio. Secondo gli investigatori avrebbe agito con premeditazione e per futili motivi, per vendicarsi dell'uccisione di tre mucche di sua proprietà.

Il cadavere è stato ritrovato dopo cinque mesi, un anno fa, sui monti di Lenola. Il corpo fatto a pezzi e nascosto in due buste. Secondo gli investigatori sarebbe stato aiutato dal figlio Terenzio. Per quest'ultimo è caduta l'accusa di omicidio, ma resta quella dell'occultamento di cadavere. Una macchina imponente quella messa in campo dalle forze dell'ordine e dai soccorsi entrati in azione. Sul posto, oltre ai militari del reparto operativo del nucleo investigativo diretti dal tenente colonnello Andrea Gavazzi e dal maggiore Antonio Lombardi, del Norm della Compagnia di Frosinone agli ordini del maggiore Matteo Branchinelli e del luogotenente Angelo Pizzotti, tutti coordinati dal colonnello Fabio Cagnazzo, anche i carabinieri del Ris, i Forestali del Gruppo di Frosinone, un elicottero del Nucleo carabinieri di Pratica di Mare, i vigili del fuoco e il personale del Cai, coadiuvati anche da volontari. Il 23 marzo del 2018, appunto, il ritrovamento del cadavere.

Ma non era sotto terra o incastrato in qualche cavità. Era stato fatto a pezzi e messo in due buste, di quelle usate per i mangimi degli animali. Solo ad agosto, il 19, dello scorso anno, la salma di Capirchio è stata restituita alla famiglia per l'ultimo saluto. Dopo quindici mesi di silenzio, a marzo scorso, la confessione di Michele Cialei. Oggi l'attesa sentenza. I familiari dell'allevatore ucciso e la comunità attendono il verdetto.