Falso materiale e falso ideologico. Queste le ipotesi avanzate, a vario titolo, a carico di Ciro Attaianese, ex rettore dell'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, Tommaso Miele, all'epoca presidente del collegio dei revisori dei conti, Raffaele Simeone, ex direttore generale e responsabile dell'area Bilancio, Raffaele Trequattrini, ex delegato al bilancio, Ascenzo Farenti, ex direttore generale e Valter Pastena, Piera Marzo e Antonio Gai componenti del collegio dei revisori dei conti dell'Unicas all'epoca dei fatti. Le indagini sono state svolte, con riferimento al periodo temporale che va dal 2011 al 2016, dagli investigatori del gruppo di Cassino della Guardia di Finanza (coordinate all'epoca dal tenente colonnello Massimiliano Fortino) e in seguito dai colleghi del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria del comando provinciale di Frosinone diretti dal colonnello Alessandro Gallozzi e dal tenente colonnello Claudio Gnoni.

Le indagini
La certosina attività investigativa è stata portata avanti dai finanzieri del Comando Provinciale di Frosinone e coordinate dalla procura della Repubblica del tribunale di Cassino. I mirati controlli effettuati dagli investigatori del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno riguardato, in totale, gli anni che vanno dal 2011 al 2016, anni in cui gli otto indagati erano parte della governance e membri del collegio di revisione dei conti. È stata esaminata copiosa documentazione amministrativa e contabile, supportata anche da puntuali accertamenti bancari, disposti dall'autorità giudiziaria in relazione al mancato versamento di contributi previdenziali dei dipendenti dell'Unicas, per un importo di circa 35 milioni di euro. In particolare, le Fiamme Gialle del capoluogo ciociaro hanno rilevato che, all'epoca dei fatti, il rettore, i due direttori generali e il delegato al bilancio avrebbero illecitamente iscritto nei bilanci consuntivi del 2013 e 2014 importi dei debiti previdenziali diversi da quelli risultanti dalle rispettive schede contabili. È stato, inoltre, accertato che, con riferimento al medesimo arco temporale, i quattro revisori dei conti avrebbero falsamente attestato la corrispondenza dei dati dei predetti bilanci con le risultanze della contabilità pubblica dell'università cassinate.

Oltre al "presunto"danno la beffa
È stata interessata per i profili relativi al danno erariale cagionato all'Unicas, anche la competente Procura Regionale della Corte dei Conti, in quanto per il mancato versamento nei termini dovuti dei 35 milioni di contributi previdenziali, l'a t eneo ha dovuto corrispondere all'Agenzia delle Entrate Riscossione un ulteriore milione a titolo di agio di interessi.

Accuse archiviate e confermate
È caduta l'ipotesi di abuso d'ufficio. Non c'è più quella di falso in bilancio. E neanche l'omesso versamento dei contributi. Le indagini hanno svelato un presunto quadro differente da quello delineato in un primo momento. Resta l'ipotesi del "falso materiale". in pratica i documenti apparivano in regola. Anche i Durc (i certificati di esatta posizione contributiva) sarebbero risultati per diverso tempo regolari. C'è poi il "falso ideologico", che si configura quando il documento, non contraffatto né alterato, contiene dichiarazioni menzognere. È l'ipotesi avanzata nei confronti soprattutto dei revisori: avrebbero inviato al Ministero una dichiarazione con dati diversi da quelli approvati in sede di revisione.