Dopo aver provato a smontare l'accusa pezzo per pezzo nei due giorni dedicati alle arringhe, gli avvocati dei quattro imputati per l'omicidio di Emanuele Morganti ascolteranno ciò che hanno da replicare il pubblico ministero Vittorio Misiti e l'avvocato di parte civile Enrico Pavia.

Avranno altri due giorni per valutare quanto ascolteranno e, a loro volta, controdedurre. Venerdì, infatti, l'udienza davanti alla Corte d'assise di Frosinone sarà tutta dedicata al collegio difensivo che è composto dagli avvocati Giosuè Bruno Naso, Christian Alviani, Martina Di Liberatore, Angelo Bucci, Massimiliano Carbone e Marilena Colagiacomo.

Dopodiché ci saranno la camera di consiglio e la sentenza. Nei loro interventi i legali hanno evidenziato quelli che ritengono i punti deboli dell'inchiesta: hanno indicato i testi ritenuti inattendibili e quelli che avrebbero fornito elementi utili per le difese. Hanno chiamato in causa i quattro buttafuori la cui posizione è stata archiviata e perfino qualcuno rimasto estraneo alle indagini.

Hanno provato a smontare punto su punto il capo d'imputazione, anche da un punto di vista lessicale e psicologico. Hanno rigettato l'impostazione data dall'accusa, contestando con forza la possibilità di contestare l'omicidio volontario. Su questa linea l'intervento più duro è stato quello dell'avvocato Naso che senza troppi giri di parole ha definito «dissennata» la scelta della procura di contestare l'omicidio volontario sostenendo che ciò alimenta false aspettative.

Ha poi chiosato che il movente non è stato trovato semplicemente perché «quel movente non c'è». Al termine di questo intervento, l'ultimo dei legali, il procuratore De Falco ha replicato subito definendo «un artificio dialettico fondato sul nulla» il duro intervento difensivo.

Omicidio Morganti, tutto in tre giorni. Dopo le tre udienze di due settimane fa, dedicate alla discussioni, con toni aspri e accesi tra pubblica accusa e difese (memorabile lo scontro tra l'avvocato Giosuè Bruno Naso e il procuratore Giuseppe De Falco), la Corte d'assise di Frosinone, presieduta dal giudice Giuseppe Farinella, ha stabilito altre due giornate per le repliche.

Oggi dalle 12.30, e venerdì, le parti cercheranno di convincere la giuria popolare sulla bontà delle proprie posizioni, di ribadire gli elementi di forza illustrati nel corso del primo round della discussione ed eventualmente cercare di ribaltare le posizioni espresse dalle controparti a confutazione.

Nel corso della prima giornata della discussione, i pubblici ministeri Giuseppe De Falco e Vittorio Misiti, hanno ritenuto provata la tesi accusatoria, portata avanti sin dalle indagini condotte dai carabinieri, dell'omicidio volontario. Contestando il dolo diretto a Michel Fortuna con l'aggravante dei futili motivi, ne hanno chiesto la condanna all'ergastolo. Sempre per omicidio volontario, ma con dolo eventuale, ovvero l'essersi assunto il rischio dell'evento mortale, previa parificazione delle aggravanti contestate con le attenuanti generiche, e graduandone la responsabilità, hanno chiesto 28 anni per Mario Castagnacci, 26 per Paolo Palmisani e 24 per Franco Castagnacci, padre di Mario.

Nel ricostruire l'evento e le risultanze emerse nel corso del lungo e faticoso dibattimento (i pm hanno evidenziato la mancanza di filmati video dell'accaduto, ritenuta una stranezza, nonché le diverse testimonianze reticenti) hanno fatto riferimento al comportamento processuale degli imputati. Nessuno si è sottoposto all'esame in aula - scelta legittima, ha chiosato il procuratore - mentre tre su quattro hanno avuto almeno un interrogatorio dopo l'emissione dell'ordinanza di custodia cautelare.

Il solo Fortuna non ha mai fornito la propria versione dei fatti. Questo - nella strategia dell'accusa - per evidenziare le «notevoli contraddizioni» (parole di De Falco) emerse dal racconto dei tre, con riferimento alla scena finale. Scena che il pm Misiti (che oggi replicherà in aula, stante l'assenza del procuratore che ha chiuso la sua esperienza frusinate, essendo destinato da lunedì a dirigere la procura di Latina) ha risolto, tenuto conto delle diverse testimonianze, sostenendo che mentre Mario Castagnacci avrebbe sferrato il penultimo colpo, l'ultimo l'avrebbe dato Fortuna, così provocando la caduta di Emanuele e l'impatto contro la Skoda che non gli ha dato scampo.

di: Raffaele Calcabrina