Sono loro, l'anello debole della società. Girano in gruppo o da soli, sembrano non avere una meta e invece hanno le idee chiare, almeno sullo "sballo". Da alcol e droga a un altro tipo di dipendenza, quella della tecnologia. Sono i giovani e i minorenni, sempre meno seguiti dagli adulti e sempre più catalizzati dai "grandi" che trovano in giro. O da baby pusher di piazza. Se c'è un impegno preciso che l'assessorato vuole prendere, insieme a tanti altri, è il Piano Locale Giovani. Insieme a un "osservatorio permanente delle fragilità".

Le fragilità giovanili. Quali sono e come intervenire?
«Oggi - risponde l'assessore al ramo, Luigi Maccaro, responsabile anche di Exodus - i ragazzi sono più fragili perché l'educazione non è più una cosa seria! Noi ci occupiamo dei nostri figli cercando di risolvere tutti i loro problemi, tenendoli sotto una campana di vetro ma non avvertiamo responsabilità di fronte ai ragazzi della nostra città, quelli che non sono nostri figli. La politica cittadina non si è mai occupata di giovani e nessuno ha mai protestato per questo. Forse perché gli adolescenti non votano. Noi, invece, crediamo che il futuro di Cassino affondi le sue radici nelle politiche giovanili che sapremo fare oggi: consiglio dei giovani, promozione degli stili di vita sani, collaborazione con scuole e università, promozione delle culture giovanili. Sono questi gli "avamposti" sui quali la nostra amministrazione si giocherà alcune delle sfide più importanti. Enzo Salera è stato il primo sindaco della storia di Cassino ad assegnare la delega alle politiche giovanili e personalmente e insieme agli assessori alla cultura e all'istruzione e alle associazioni giovanili, daremo vita al primo Piano

Locale Giovani con una linee di azione concordate con i giovani stessi».
Qual è la più grossa emergenza giovanile e la sua causa?
«A Cassino c'è un'emergenza dipendenze gravissima: alcol, droghe e videogame riempiono il tempo libero di troppi ragazzi. Su questo, con l'apertura delle scuole, il mio assessorato, insieme a quello all'istruzione, alla Asl e al terzo settore impegnato su questi temi, a partire da Exodus ovviamente e con la collaborazione dell'ateneo, avvieremo interventi informativi e preventivi senza precedenti».

Giovani che imitano gli adulti e adulti che imitano i giovani. Che cosa sta accadendo?
«Incontriamo ogni giorno genitori-amici, papà-peluche, mamme ansiose, mamme psicologhe, genitori spazzaneve e così via. Più difficile incontrare il genitore educativo, quello che non scappa dal conflitto e vive il momento di crisi senza ricorrere alla forza, guadagnandosi l'autorevolezza parola dopo parola, discussione dopo discussione. Altrimenti è normale che i ruoli si capovolgano. La figura chiave per rimettere in ordine le cose, però, è quella del padre. L'adolescente rifiuta la madre perché rappresenta il tempo del suo essere bambino. In questa fase serve il padre che rappresenta invece la progettualità, la prospettiva. Quando manca, i ragazzi cercano riferimenti al di fuori della famiglia e, spesso, succedono guai».

La politica da sola non ha mai raggiunto questi obiettivi. Come trasformare le buone intenzioni in fatti?
«Sobrietà, collaborazione, impegno e concretezza. Quando parti da una situazione di dissesto economico, con gravi carenze per la mancanza di personale e di figure chiave nell'organico comunale, è evidente che la strada è in salita. Ma 5 anni non sono pochi per chi è abituato a vivere con le maniche rimboccate, a lavorare tutti i giorni, a fare soprattutto quando mancano le condizioni per farle. E il primo passo è - come ripete spesso il sindaco - la pacificazione della città, la ricomposizione del tessuto sociale. Niente recriminazioni sul passato, nessuna risposta alle polemiche strumentali, dialogo e co-progettazione fra amministrazione e terzo settore, fra ambientalisti e commercianti, fra pubblico e privato. Ma la risorsa più importante sulla quale intendiamo scommettere è un ufficio-progetti condiviso fra i vari assessorati capace di intercettare fondi regionali e comunitari