Un capitolo a parte della relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia merita Cassino. La più diretta vicinanza alla Campania di questa porzione di provincia la rende certamente più appetibile dai clan criminali.

«Spostando l'attenzione sul territorio di Cassino - si legge nel rapporto - occorre sottolineare che anche in questo caso si è registrata, nel tempo, una crescente proiezione dei sodalizi criminali campani, in particolare originari del Casertano. Si è, infatti, evidenziata la presenza di soggetti appartenenti al clan dei Casalesi, agli Esposito di Sessa Aurunca, ai Belforte di Marcianise, ai clan napoletani Licciardi, Giuliano, Mazzarella, Di Lauro ed al clan dei Gionta, originario di Torre Annunziata».

E ancora: «Riscontri investigativi hanno, nel tempo, evidenziato gli interessi dei Casalesi, dei Misso, dei Mazzarella anche nel settore del gioco, attraverso il riciclaggio di denaro in settori quali il bingo, la raccolta delle scommesse sportive ed ippiche, i videopoker e le cosiddette new slot».

I riferimenti sono a indagini condotte da polizia, carabinieri e guardia di finanza nel tempo, alcune anche datate, ma anche a nuove operazioni. Tra le ultime da segnalare, nel marzo del 2017, il sequestro preventivo di apparecchiature elettroniche installate in cinque esercizi pubblici in provincia di Frosinone.

L'inchiesta ha permesso di scoprire l'operatività in Ciociaria di un gruppo riferibile alla criminalità lucana della provincia di Potenza in «connessioni operative con la ‘ndrangheta nel crotonese nel settore del gioco illegale». Contestato il fatto che gli indagati, «avvalendosi del metodo mafioso» avessero agevolato la raccolta delle scommesse online in collegamento con siti esteri o con apparecchi non collegati ai monopoli.

«La provincia di Frosinone, è interessata dalla presenza di alcune significative espressioni della criminalità mafiosa, soprattutto di clan camorristici di origine casertana, ma con un'influenza anche della delinquenza organizzata romana. Al riguardo, già nel 1991, la "Commissione parlamentare antimafia" aveva riscontrato infiltrazioni della camorra nei lavori di costruzione della terza corsia dell'autostrada A2». Inizia così il capitolo dedicato a Frosinone della relazione semestrale al Parlamento della Direzione investigativa antimafia, pubblicata ieri.

Le organizzazioni criminali puntano sulla droga, ma considerano la Ciociaria un luogo dove passare inosservati nel periodo di latitanza. E ancora gli appetiti dei clan sono nel settore dei giochi e delle scommesse, individuati come occasioni per riciclare il denaro provento degli affari illeciti. Il report del secondo semestre 2018 evidenzia come «l'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni confiscati gestisce infatti, sul territorio, oltre 100 immobili e diverse società, oltre quelli nel tempo già destinati. La capacità di infiltrazione nel tessuto socio-economico locale da parte dei sodalizi di matrice camorristica, ma anche la capacità di contrasto delle istituzioni è stata ulteriormente evidenziata dall'azione investigativa degli ultimi anni, che ha infatti condotto anche al sequestro ed alla confisca di beni di provenienza illecita, reinvestiti spesso in attività commerciali. Alcune risultanze investigative del 2016 avevano già permesso di appurare come anche il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti nella città di Frosinone e nella provincia venisse, di fatto, gestito da soggetti vicini ai clan campani, che hanno talora replicato sul territorio gli schemi organizzativi tipici della camorra nella regione d'origine».

Chi gestiva il traffico di droga, secondo l'Antimafia, mirava anche ad accaparrarsi il consenso della cittadinanza, magari con interventi per la comunità. Il riferimento è all'inchiesta Fireworks e al fatto che l'organizzazione si sia «dimostrata incline a farsi carico di interventi di utilità per i cittadini residenti, al fine di ottenere da questi un supporto o comunque acquiescenza alle proprie attività. Emblematico è il caso della posa in opera, da parte di un gruppo criminale dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti, di un impianto di illuminazione in una zona non servita, al chiaro fine (tra l'altro sottolineato dai prevenuti in diverse circostanze rilevate nelle investigazioni) di ottenere dai residenti della zona un sostegno o comunque una qualche forma di neutralità». Un riferimento anche ad attività ostili alle forze dell'ordine a Frosinone «dove è stato necessario rimuovere due differenti striscioni che auspicavano il ritorno dal carcere del capo della locale organizzazione criminale dedita allo spaccio».

Quel che preoccupa è l'utilizzo della Ciociaria come territorio dove trascorrere periodi di latitanza. «Il 24 gennaio 2018, in un casolare di Cassino si legge nella relazione è stato catturato il reggente del gruppo Polverino di Marano di Napoli, ricercato dal 2011. Il successivo 26 giugno, a Fiuggi, è stato eseguito un ordine di esecuzione di pena detentiva a carico di un pregiudicato, contiguo al clan Amato-Pagano, condannato per traffico internazionale di droga ed associazione di tipo mafioso, il quale si trovava nella cittadina laziale agli arresti domiciliari.
Da ultimo, il 19 ottobre, è stato catturato sul territorio un esponente del clan dei Casalesi, ritenuto vicino al già arrestato boss Michele Zagaria». In questo caso il fatto è accaduto a Ceccano. A Fiuggi, a luglio dello scorso anno, ricorda la Dia, «sono stati sequestrati beni immobili nella disponibilità di due fratelli legati al gruppo casertano Zagaria». Un accenno anche alla presenza delle famiglie di nomadi, da tempo ormai divenuti stanziali a Frosinone e nel resto della provincia. Il riferimento è «alle famiglie degli Spada e dei Di Silvio». Con riferimento a questi ultimi la relazione ricorda un'intervento della Guardia di finanza con «il sequestro, all'esito di un'indagine patrimoniale, di beni del valore complessivo di circa 1,4 milioni di euro, tra unità immobiliari, terreni, autoveicoli di pregio e rapporti bancari».

di: Raffaele Calcabrina