Non c'è pace per gli agricoltori della provincia di Frosinone. Sono in ginocchio, così come afferma Carlo Picchi, direttore della Coldiretti.
Il grido d'allarme riguarda il soprannumero di cinghiali. Questo, sottolineano ancora dall'assocazione, spinge gli animali a portarsi in zone che, anni fa, erano per loro inesplorate. Il motivo? La ricerca di cibo. Sono quotidiane le segnalazioni. Nelle campagne, soprattutto. Ma, adesso, la questione si è spostata anche in città. Emblematico, a tal proposito, il caso dei cinghiali avvistati in via Aldo Moro, una delle strade principali del capoluogo, nel mese di marzo.
In questo momento le preoccupazioni maggiori arrivano da Anagni e Ferentino (in specifiche zone) ma la situazione non è rosea neppure nelle aree del Cassinate e del Sorano.

La panoramica
«Coldiretti Frosinone scende sui territori della provincia per serrare le fila e promuovere, in piena condivisione con gli enti locali, una strategia comune per contrastare, con provvedimenti concreti, l'avanzata dei cinghiali. In alcuni comuni, come Anagni e Ferentino e soprattutto nelle zone adiacenti la riserva naturale di Porciano, gli ungulati stanno creando danni seri alle coltivazioni in atto».

Da Coldiretti accendono i riflettori anche sul tema legato alla «sicurezza nelle aree rurali e urbane» che è «a rischio a causa del loro proliferare». E, ancora, «l'invasione di campi coltivati, centri abitati, strade e anche autostrade dove rappresentano un pericolo per le cose e le persone».
Sono centinaia gli agricoltori interessati. Tra questi anche coloro che, investendo sul territorio, oggi sono di fronte a difficoltà importanti proprio a causa dei cinghiali. Come Francesco.

«Siamo in una situazione ormai fuori controllo - afferma - mi sono insediato come giovane imprenditore da circa due anni e, a causa di questi animali, non riesco a raccogliere il mais seminato per le mie mucche. Ogni tentativo per arginare la furia di questi animali è stato vano. In località Tufano di Anagni ho recintato circa trenta ettari di terreno a mie spese, ma non è servito a nulla. Oltre al danno ambientale si aggiunge quello economico poiché sono costretto ad acquistare il mais da altri imprenditori con notevole aggravio finanziario per la mia azienda». Come lui, altri imprenditori. Più o meno giovani. Ma con le stesse preoccupazioni.
Ma quali sono le soluzioni? Da Coldiretti sottolineano la necessità di sviluppare un piano per ridurre il numero di cinghiali che, adesso, è elevato.
Evidenziano la necessità di intervenire attraverso un abbattimento selettivo per il riequilibrio.

«Chiediamo soltanto che gli agricoltori possano fare serenamente il loro lavoro - afferma Carlo Picchi, direttore della Coldiretti di Frosinone - Mi aspetto dai sindaci della provincia un coinvolgimento sul problema per poter dare risposte alle tante aziende agricole che quotidianamente chiamano i nostri uffici per denunciare le devastazioni di piantagioni e colture, con gravi perdite e danni ingenti da questi animali». Sulla stessa lunghezza d'onda Vinicio Savone, presidente Coldiretti Frosinone.

«Invito tutti gli enti locali e gli Atc (Ambito territoriale di caccia, ndr) della nostra provincia ad affrontare e cercare di risolvere una problematica, come è appunto l'emergenza cinghiali, che riguarda quasi tutti i nostri comuni. Lo sviluppo incontrollato della fauna selvatica - prosegue Vinicio Savone - continua a essere un enorme fardello per la crescita del settore agricolo laziale, con migliaia di aziende a rischio chiusura o fortemente penalizzate sul mercato in termini di competitività».

Dalla polizia provinciale sottolineano che la possibilità di intervento sarebbe conseguente a un piano di contenimento regionale (effettuabile dopo il passaggio all'attenzione dell'Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).

Nel Lazio
La situazione non è positiva neppure per gli agricoltori delle altre province laziali. E non soltanto per i cinghiali. Le problematiche legate alla fauna selvatica sono molteplici. Ed è ancora la Coldiretti che dà i numeri di quello che definisce "incubo" e chiede, anche in questo caso, il raggiungimento di una soluzione.
Circa sette milioni di euro di danni e oltre cento incidenti stradali provocati. È questo il bilancio degli ultimi dodici mesi, secondo le stime della Coldiretti Lazio, degli assalti della fauna selvatica.

Dopo i cinghiali, spiegano, a creare i maggiori problemi sono i lupi, spesso ibridi, che uccidono greggi e mandrie e si spingono a ridosso di campi, allevamenti e abitazioni. Una criticità diffusa in tutto in Lazio, che negli ultimi anni è tornata di attualità, in particolar modo nelle province di Rieti e Viterbo, colpite dal ritorno dei lupi.

«La situazione è grave e delicata perché riguarda non solo la sopravvivenza di tantissime aziende agricole ma anche l'incolumità dei cittadini - afferma David Granieri, presidente Coldiretti Lazio - È fondamentale programmare efficaci attività di contrasto e costruire un nuovo modello di sviluppo nelle aree dove questi animali vivono e si riproducono.

In conclusione, il plafond per i danni da lupo va ampliato e impiegato anche per ulteriori agevolazioni sulle polizze per lo smaltimento delle carcasse, in modo che per gli allevatori non ci siano più almeno questi costi».