Un semestre in retromarcia non solo in Italia ma in tutto il Vecchio Continente. Se in "casa" le immatricolazioni delle vetture a marchio Alfa Romeo - quasi tutte prodotte nello stabilimento di Piedimonte San Germano - nel semestre si sono praticamente dimezzate con un calo superiore al 49%, non va meglio in Europa: l'anno scorso nei primi sei mesi erano state commercializzate quasi 50.000 vetture del Biscione, ora sono poco più di 26.000 con un calo pari quindi al 41%.

L'ultimo mese, quello di giugno, registra una flessione del 37%. Alfa è il marchio che fa peggio, ma è un po' tutto il gruppo ad arrancare: Fiat Chrysler perde complessivamnte il 13% a giugno e quasi il 10% nel primo semestre del 2019.

Il gruppo italo americano nel periodo che va da gennaio a giugno ha venduto circa 540.000 unità con un calo di quasi il 10 per cento rispetto allo scorso anno. Lo scorso anno Fca riuscì ad immatricolare oltre 600 mila unità nel vecchio continente. La società del Presidente John Elkann dunque in Europa è riuscita a fare nettamente peggio del mercato nel suo insieme che invece ha perso appena il 3,1% rispetto allo scorso anno. Il calo delle immatricolazioni è la causa principale della cassa integrazione galoppante che sta investendo in particolar modo lo stabilimento di Cassino che produce le vetture a marchio Alfa Romeo.

Solo a luglio ci sono già stati quattro giorni di cassa integrazione (1, 5, 8, e 12). Ieri ultimo giorno di lavoro: oggi, domani e lunedì prossimo è nuovamente cassa. Gli operai saranno sulle linee solamente martedì e mercoledì prossimo (23 e 24 luglio) poi il 25 e 26 luglio nuovamente cassa. Ci sarà poi una lunga pausa dovuta alle ferie e a seguire ancora cassa integrazione. I cancelli riapriranno - salvo diverse comunicazioni nei prossimi giorni - solamente lunedì 26 agosto: dunque un mese con i motori della fabbrica completamente spenti.

Da gennaio ad oggi sono stati ben 68 i giorni di cassa integrazione (luglio compreso), che sommati ai permessi collettivi di cui 'azienda ha usufruito si arriva a 74 giorni di fermo pari a circa il 60%. Ciò significa che lo stabilimento ha lavorato - e sta lavorando - al 40% (o poco più) delle sue capacità, quindi ben lontani dalla piena occupazione. Nel frattempo molte sono state le uscite e l'organico ha subito un calo importante: si è passati da circa 4.400 dipendenti nel 2017 ai 4.185 del 2018 sino agli attuali 3.800 lavoratori. E le previsioni per il futuro continuano ad essere negative.