Di notte, soprattutto di notte, le narici si riempiono di un fetore molto simile a quello degli escrementi e così forte da dare il voltastomaco. In molti sono costretti a chiudere le finestre nonostante il caldo afoso. Prigionieri in casa loro, insomma. Una situazione drammatica a cui pare non esserci rimedio. E soprattutto una causa o un colpevole.

L'area in cui la puzza sembra originarsi è quella nei pressi del depuratore Asi. Da lì, quasi come un mostro che allunga i tentacoli si propaga, secondo come tira il vento, nei quartieri settentrionali della città fabraterna: Colle San Paolo, Passo del cardinale, Callami, Botte fino a spingersi nella zona delle Quattrostrade di Patrica e nella parte ovest del capoluogo arrivando fino alla variante Casilina. La puzza, d'altronde, è sempre stata un binomio imprenscindibile con la città della mezza aquila imperiale ad ala spiegata.

Come non ricordare Romano Misserville che eletto senatore del MSI-DN durante la presentazione al Senato del Presidente del Consiglio Giovanni Goria, il 30 luglio 1987, suscitò scalpore indossando una maschera antigas nel corso della seduta, in diretta Rai, per richiamare l'attenzione istituzionale sullo stato di degrado ambientale della valle del Sacco, sulle gravi conseguenze per la popolazione e, ovviamente, sulla puzza che in quegli anni si percepiva in altre zone della città.

Tante le marce, i cortei, le proteste con tanto di mascherina, ma la puzza aumenta e non si trovano i responsabili. Giovedì scorso, dopo l'ennesima nottata di aria irrespirabile, il senatore Ruspandini, l'assessore Savoni, la consigliera Del Brocco e il presidente di Gioventù Nazionale, Massa, hanno protestato davanti al depuratore consortile con tanto di mascherina. Il gesto ha creato qualche polemica su Facebook, alimentata da alcuni residenti della zona di Colle San Paolo che da anni denunciano il problema e che hanno ironicamente postato la foto che immortala il gruppo contrapponendola ad altre in cui si vedono i residenti scandagliare il Sacco e i terreni vicini. 

"Gruppo di persone con mascherine ben vestite con scarpette alla moda, tacchi, giacca e abiti firmati che ha a cuore veramente il problema della "puzza" a Ceccano (L'altra Ceccano). Ma il sindaco di Ceccano, quello eletto, che fine ha fatto?", hanno scritto sul social.

In realtà l'amministrazione Caligiore continua a fare pressing su quella di piazza Gramsci per il rilascio dell'Aia di cui si sono fatti carico anche i tre consiglieri provinciali di FdI Daniele Maura presidente del Consiglio, Gianluigi Ferretti presidente della Commissione ambiente e la consigliera Stefania Furtivo.
«Dalla Provincia, dove mi sono recato la scorsa settimana con Maura, ci hanno promesso che entro una ventina di giorni rilasceranno l'Aia per il depuratore - ci dice Alessandro Savoni - Se questo non dovesse accadere non escludiamo atti eclatanti».

Interviene anche Riccardo Bianchi amministratore delegato di AeA: «Il sequestro di lunedì a Morolo (scarico illegale e conseguente denuncia per il rappresentante e il tecnico della Univar ndr) ci rende giustizia dimostrando che le schiume non provengono dal depuratore visto che l'azienda si trova a nord dell'impianto.

La puzza? Escludo che si origini dall'impianto che ha un caratteristico odore di lavorazione non assimilabile a quello che i cittadini avvertono, soprattutto negli orari notturni. Le opere di mitigazione sono realizzate e pronte ad essere attivate e saranno tali da attenuare gli effetti di lavorazione, ma non di certo le puzze che - ribadisce Bianchi - si avvertono di notte e di cui non si comprende l'origine, ma che di certo non arrivano dall'impianto consortile. Il procedimento dell'Aia è stato chiuso quindi, a breve, dovrebbe avvenire il rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale che ci permetterà di attivare gli scrubber».

E questo potrebbe dare riscontro alla certezza di Riccardo Bianchi di AeA che la puzza non arrivi dal depuratore. Se così fosse: da dove arriva la puzza? Qualcuno ce lo dica.