La grande distribuzione commerciale, il commercio delle autovetture e i comparti assicurativi e finanziari. Sono questi gli obiettivi della criminalità organizzata, soprattutto quella di provenienza campana, in provincia di Frosinone. Dove si registrano i tentativi di infiltrazione dei casalesi o del clan Mallardo, ma dove sono presenti gruppi locali, finiti negli ultimi anni al centro di importanti operazioni di polizia giudiziaria. Lo diceva, nella relazione annuale del 2017, la Direzione nazionale antimafia, l'ha ribadito nei giorni scorsi il quarto rapporto "Mafie nel Lazio" curato dall'osservatorio tecnico-scientifico per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio.

Il capitolo dedicato alla Ciociaria si apre con quanto contenuto nella relazione annuale dell'Anti mafia. E dunque: «La presenza di importanti insediamenti industriali ha generato l'interesse della criminalità di matrice camorrista che, con l'acuirsi della crisi economico-finanziaria, è divenuta particolarmente incisiva attraverso condotte delittuose che hanno attaccato il tessuto economico locale. I settori di mercato di particolare interesse sono quelli della grande distribuzione commerciale, il commercio di autovetture nonché i comparti assicurativi e finanziari. Essa è storicamente interessata da significativi insediamenti di organizzazioni camorristiche, e in particolare del clan "Mallardo" e di quello dei "Casalesi". Sul territorio si registra poi la presenza di consorterie criminali di matrice nomade,attive nel traffico di sostanze stupefacenti e nell'usura (gruppi Di Silvio e Spada)». Nel mirino soprattutto i patrimoni sospetti: «particolare attenzione è stata rivolta soprattutto all'attività di prevenzione sul territorio, posta in essere attraverso il monitoraggio degli investimenti anomali, volta a delineare il fenomeno della criminalità organizzata a livello provinciale e finalizzata all'individuazione di patrimoni».

Non poteva poi mancare il capitolo dedicato al grande business dello spaccio di droga. «Le costanti indagini del nucleo investigativo dei carabinieri di Frosinone e della locale squadra mobile negli anni hanno permesso di smantellare numerose piazze di spaccio chiuse, con cancelli, porte blindate, vedette e che spesso e volentieri avevano creato un welfare della droga si legge nello studio Questi sodalizi gestiti da gruppi locali erano anche composti da appartenenti alla famiglia Spada. Tutto questo accadeva al cosiddetto "Casermone", al centro dell'operazione "Fireworks", attività congiunta del nucleo investigativo della compagnia dei carabinieri di Frosinone e della squadra mobile». Erano stati registrati una media dai 200 ai 500 accessi di clienti al giorno, per un guadagno giornaliero che oscillava dai 10.0000 euro ai 40.000. Con punte massime nei week end e soprattutto nei periodi festivi, come Natale o Pasqua.

Per l'operazione condotta il 7 dicembre del 2016 con 43 arresti ci sono stati già due gradi di giudizio. Condanne confermate, anche se con qualche sconto, anche in appello per i quindici che hanno scelto il processo con il rito abbreviato (nove anni e mezzo è la pena più alta). Gli altri, invece, sono sotto processo davanti al tribunale di Frosinone.
«All'operazione "Fireworks" è sopraggiunta una nuova operazione contro un solido gruppo criminale albanese-italiano conclusa nel giugno del 2018 -si legge ancora nel dossier- L'indagine ha smantellato il sodalizio attivo in via Bellini... Gli stupefacenti cocaina e crack venivano venduti senza sosta h24 secondo gli inquirenti lo spaccio non si fermava mai, neanche quando a pochi passi sostava lo scuolabus per far salire i bambini e portarli nella vicina scuola elementare». In questo caso, però, le condanne sono state decisamente più basse, dai sei anni e mezzo in giù, essendo stata considerata un'associazione di lieve entità.

Scriveva di loro il gip nell'ordinanza: «i guadagni tratti dalle attività delittuose erano tali da giustificare approvvigionamenti, da parte del gruppo, di almeno 100 grammi al giorno di cocaina che, trasformata e venduta in dose al dettaglio, raggiungevano circa 550 dosi giornaliere (sulla base della stima effettuata dal consulente tecnico nominato dal pm). Se si considera che il prezzo praticato per ogni cessione di dose è di 20 euro, come riscontrato dalle dichiarazioni degli assuntori, ma prima ancora reclamizzato con la menzionata scritta a pennarello sulla parte dello stabile Ater, se ne ricava agevolmente che il gruppo criminale si garantisce un guadagno giornaliero che si aggira intorno agli 11.000 euro; somma che riguardata nella prospettiva, anche questa accertata, di un'attività di spaccio continuativa h24 per 365 giorni l'anno, indica un potenziale incasso lordo annuo che raggiunge cifre nell'ordine dei milioni di euro».

Nel mirino delle forze dell'ordine anche alcuni esponenti del clan Spada. «Nel capoluogo ciociaro e nella sua provincia opera anche il clan Spada dedito al traffico, allo spaccio di stupefacenti e all'usura. Emblematica in relazione all'attività della famiglia è l'inchiesta della squadra mobile di Roma che il 16 ottobre del 2018 ha portato ai domiciliari quattro appartenenti al clan Spada». Il riferimento è a una serie di comportamenti violenti e minacciosi, con tanto di richiesta di protezione, al titolare di un bar di Frosinone. In quell'occasione in quattro finirono agli arresti domiciliari. «Le visite della famiglia Spada erano diventate una consuetudine, hanno raccontato i dipendenti e il proprietario del locale -si legge nella pubblicazione- Visite fatte con minacce, a volte accompagnate da schiaffi e botte. A questo punto il titolare approfittando di una conoscenza comune con il clan Spada di Ostia, ed in particolare con l'imprenditore Marco Carfagna, arrestato poi per associazione di stampo mafioso nell'inchiesta "Eclissi" chiede protezione dal litorale».

E da Ostia si attivano, secondo le indagini, per riportare ordine. «Dentro questa indagine è scritto nel report vi è la conferma dei rapporti criminali tra il clan Spada di Ostia e la famiglia Spada di Frosinone». Un capitolo dedicato anche a Cassino e a un «gruppo operativo nello spaccio di droga nella centrale piazza Labriola». Secondo quanto riporta il dossier, «il tribunale ricostruisce lo scontro tra due gruppi criminali il gruppo Panaccione-Ferreri collegato al clan dei Licciardi e il gruppo D'Alterio al clan dei casalesi. I giudici ripercorrono le tappe degli scontri tra questi gruppi veri e propri clan, scontri sempre più cruenti e feroci per l'acquisizione della piazza di spaccio di piazza Labriola dai quali si evince quanto alta sia la partita in gioco, quella dello spaccio di droga sul territorio. Lo scontro tra gruppi si conclude con la vittoria dei Panaccione-Ferreri, i D'Alterio lasciano "fisicamente" Cassino». Nella sentenza si dà atto che chi ha subito un agguato a colpi di pistola, anziché denunciarlo, si sia preoccupato di eliminare le tracce del reato «proprio perché avvenuto nell'ambito di tale contesa fra gruppi criminali». Ecco che «a seguito del tentato omicidio la famiglia D'Alterio è uscita definitivamente sconfitta dalla faida... tutti i D'Alterio si sono dovuti allontanare da Cassino».