Sale di intensità lo scontro tra difesa e accusa al processo per l'omicidio di Emanuele Morganti. Nella seconda e ultima giornata dedicata alle arringhe (ma ce ne saranno con tutta probabilità altre due per le repliche) è l'avvocato Giosuè Bruno Naso ad alzare il livello del confronto. Alzarlo al punto da suscitare una piccata replica del procuratore Giuseppe De Falco. Il pubblico ministero incassa con stile le stilettate dell'avvocato di Michel Fortuna, per il quale è stata richiesta una condanna all'ergastolo (le altre richieste: 28 anni per Mario Castagnacci, 26 per Paolo Palmisani, 24 per Franco Castagnacci) e tiene «ferma, nonostante il diluvio di contestazioni» la stima e il rispetto per gli avvocati già espresso in occasione della requisitoria.

Tuttavia, il procuratore sente l'esigenza di una breve replica (non potendola fare il 23 in quanto non sarà in aula). Il pm contesta quelle parole «dissennato, aberrante, scellerato» sentito dall'avvocato Naso con riferimento al capo d'imputazione e alla scelta («ideologica» secondo il legale) di contestare l'omicidio volontario. «Ha detto -esordisce De Falco- che la nostra impostazione in tema di dolo avrebbe alimentato false aspettative nella famiglia Morganti. Non possiamo accettare quest'accusa. Si rende necessario contestare questo giudizio fondato sul nulla. Alla difesa Fortuna, che ritiene dissennata la contestazione di omicidio volontario, ricordo che era già presente nell'ordinanza di custodia cautelare e dico che non ha mai proposto alcuna impugnazione al provvedimento. Ha ritenuto di consigliare al suo cliente di non rendere alcuna dichiarazione e dopo due anni e mezzo in carcere viene a rappresentare la scelleratezza dell'accusa. Delle due l'una o la difesa ha fatto male il proprio lavoro (e non lo penso) oppure non è altro che un artificio dialettico fondato sul nulla».

In poco più di un'ora d'intervento, in precedenza, l'avvocato Naso dopo una serie di considerazioni di ordine sociologico, va dritto al punto senza troppi giri di parole: «Fatico a perdonare la dissennata scelta della procura di contestare l'omicidio volontario. Anche nei confronti della famiglia. Ne ha alzato il livello di aspettativa». Quindi Naso spiega la sua battaglia contro il «processo di ispirazione ideologica». E dice: «Si può accettare che si perseguano quattro persone per omicidio volontario e poi si scriva che non è possibile individuare con certezza il movente dell'aggressione perpetrata. Ma quel movente non c'è. Ecco perché non è possibile accertarlo. Si è detto per il controllo del territorio. In questo processo c'è qualcosa che giustifichi il controllo del territorio?». E ancora sul capo d'imputazione: «È verosimile ricondurre lo stesso movente a una sorta di esaltazione collettiva... E allora cosa c'entra il controllo del territorio?»: E sugli intenti emulativi: «Chi imita chi?».

Parla poi di «inconscia stimolazione reciproca. Ma è il contrario del volontario. Se ci lanciamo nell'analisi logica di queste sette righe, vale anche per Emanuele? Ma siccome siamo di fronte a magistrati preparati, questo è frutto dell'impo stazione ideologica». Sulle aspettative che un'accusa così grave avrebbe generato nella famiglia e nel contesto sociale dichiara:«Sono state alimentate aspettative destinate a essere deluse, se non qui, sarà poi». Quindi sull'accusa specifica a Michel. «Si dice che Fortuna voleva mandare Emanuele a sbattere per provocargli la morte. Ma se è questo, gli altri che c'entrano? Mi auguro conclude rivolto ai giudici popolari che vi affranchiate da questa visione ideologica del processo».