Avevano dei soprannomi: da chi veniva chiamato «Pazzo», al «Piccolo Pony». È lo stesso giudice per le indagini preliminari Giorgia Castriota a tratteggiare le caratteristiche dei ladri che hanno lasciato il segno in mezza provincia: dall'assalto al Conad di Sezze che aveva fruttato 31mila euro, ai furti in farmacie, ristoranti, bar distributori di benzina, all'assalto al bar della stazione di Ceprano e ad Angelo Gomme sulla strada che collega Frosinone con Ceccano. Ed è logico intuire la ratio che ha suggerito al magistrato di contestare su richiesta del pm Marco Giancristofaro il vincolo associativo nei confronti dei 7 indagati, tra cui una donna che devono rispondere di associazione per delinquere.

Le indagini sono state condotte dalla polizia, sia dalla Mobile che ha lavorato nel corso di una indagine parallela su alcuni componenti del gruppo che dal personale della polizia giudiziaria della Polfer. «L'azione criminale dei partecipanti all'associazione non è da relegare a più fatti occasionali ma rientra sicuramente in una attività criminosa ben consolidata.
Una caratteristica struttura piramidale, sinonimo della classica associazione puntualizza il giudice vede al vertice tra le figure dominanti Andrei Tiberiu Nedelcu, il fratello Romulus, Mihaita Stoica, Constantin Stanciu ritenuti gli organizzatori e i promotori».

C'è il caso ad esempio di Stanciu, soprannominato «Cavallo piccolo», riconosciuto dai poliziotti in una farmacia a Latina con la barba tagliata, accusato di tre furti. Non hanno lasciato nulla al caso i ladri seriali, a partire ad esempio dall'uso di una ricetrasmittente per sintonizzarsi sulle frequenze delle forze dell'ordine e capire i movimenti. C'è un particolare infatti che insospettisce gli investigatori che ricostruiscono la posizione dei cellulari in uso ad alcuni indagati in occasione di un furto nell'ottobre del 2018. C'è una cella telefonica che non si muove e resta sempre ferma al centro di Latina, i complici di chi ha in uso questo telefono invece sono in periferia.

«La circostanza che una delle tre utenze restasse in centro faceva ritenere ha messo in rilievo il gip che l'utiniziatore poteva essere in possesso di una sorta di scanner con cui intercettava le comunicazioni delle forze dell'ordine e tutto questo veniva riscontrato anche da una intercettazione telefonica di alcune conversazioni». C'è una telefonata che gli investigatori ascoltano ed è quella tra Tiberiu Andrei Nedelcu e Constantin Stanciu dove c'è un riferimento. «Perché ho sentito le guardie dall'altra parte di Aprilia...». E sempre lo stesso giorno quando sono le 3,50 Nedelcu invita al suo interlocutore di mettere l'apparecchio sotto carica e di preparare le antenne».

C'è un momento storico nell'indagine quando la banda tra i tantissimi furti che mette a segno, decide di fare irruzione a Borgo Sabotino e scardina la porta di ingresso del Bar Caffè del Centro portando via 1200 euro di gratta e vinci ma non riesce nell'intento per l'arrivo di un'auto dei carabinieri. I ladri a bordo di una Mercedes scappano a folle velocità inseguiti dagli uomini dell'Arma per oltre dieci chilometri lungo via Acciarella.

E' la notte del 14 novembre e la banda sfida anche la nebbia oltre che alle forze dell'ordine. «Con questo avvenimento il gruppo criminale - ha messo in luce il gip - con le scorribande notturne, sale alla ribalta delle cronache sulla stampa di Latina per il rocambolesco inseguimento». La banda era specializzata nel commettere una serie di reati predatori e comunicava con le utenze citofono. Ieri i primi interrogatori in carcere, alcuni si sono avvalsi della facoltà di non rispondere altri invece hanno risposto negando le accuse.