Operazione "Cinquecento", ieri mattina gli interrogatori degli indagati sottoposti a misura cautelare, chiamati a rispondere dell'ipotesi di associazione a delinquere finalizzata allo scambio di voto. Il sindaco Gioacchino Ferdinandi difeso dagli avvocati Massimo Di Sotto e Claudio Sgambato, il vicesindaco Leonardo Capuano rappresentato dagli avvocati Giancarlo Corsetti e Veronica Avella e l'imprenditore Piero Varlese, difeso dagli avvocati Mosè De Rubeis e Marco Mattia si sono messi a disposizione.

Ferdinandi e Capuano hanno risposto, negando gli addebiti e spiegando le loro posizioni. Per l'imprenditore Varlese, molto scosso dalle ultime vicende, i legali hanno invece presentato una memoria scritta rigettando ogni accusa. Per tutti e tre è stato presentato richiesta di riesame con udienze fissate, presumibilmente, per la settimana prossima.

Le ipotesi
Proprio l'ipotesi di associazione a delinquere finalizzata allo scambio di voto ha sostanziato l'esecuzione del provvedimento di divieto di dimora per il sindaco Gioacchino Ferdinandi; la misura cautelare dei domiciliari per il vice Leonardo Capuano e per l'imprenditore Piero Varlese, con il coinvolgimento (a piede libero) dell'ex primo cittadino, Enzo Nocella. È proprio nella contestata continuità tra la richiesta di voti in cambio di promesse di lavoro, riscontrata in base ad alcune delle testimonianze raccolte dagli uomini del tenente colonnello Gavazzi e del maggiore Lombardi, agli ordini del colonnello Fabio Cagnazzo sia a cavallo della tornata elettorale del 2015 che del 2017 che prenderebbe forma l'ipotesi associativa.

Le indagini
Le delicate indagini si sono basate su intercettazioni ambientali e telefoniche ma anche sull'escussione di un numero elevato di persone coinvolte direttamente o indirettamente. Secondo gli elementi raccolti dai militari di Frosinone, i reati elettorali si sarebbero palesati non solo nel tentativo di «turbare in modo continuativo i meccanismi elettorali mediante l'offerta in cambio dell'impegno al voto in favore di candidati segnalati di posti di lavoro nelle attività gestite da Varlese» ma anche «minacciando il licenziamento o comunque la mancata conferma del contratto a termine».