Per i carabinieri ci sarebbe ancora una volta il mondo degli stupefacenti a indicare la strada da seguire per dare un senso ai fatti che hanno portato ieri a porre in stato di fermo un padre e un figlio di Cassino. Una pista, quella seguita dagli uomini del capitano Mastromanno, che ha fatto chiudere il cerchio anche sui colpi di pistola esplosi a San Bartolomeo nella notte del 25 giugno scorso. Episodio, questo, non contestato (però) nel provvedimento di fermo sebbene Matteo Di Silvio, 18 anni di Cassino, risulti per l'Arma il maggiore sospettato dell'esplosione dei colpi in viale Pertini. Al giovane sono state contestate condotte pregresse, una delle quali avrebbe finito con il coinvolgere anche il padre Fioravante di 46 anni: accuse che hanno sostanziato la richiesta di fermo per entrambi da parte del dottor Bulgarini e il trasferimento in carcere in attesa di convalida.

L'esplosione e la paura
Tutto parte nella notte del 25 giugno. Poi si va a ritroso. Quei colpi uditi chiaramente tra l'una e le due (secondo gli inquirenti uno soltanto) non sarebbero risultati legati a una pista passionale né al tentativo di uno dei residenti di allontanare dei ladri. Quei colpi esplosi in aria con una scacciacani avrebbero assunto i contorni di un plausibile regolamento di conti: è la potenziale vittima a chiamare il 112 e a raccontare di essere divenuto oggetto di un agguato. Su questa pista si sono mossi i militari della Compagnia di Cassino, guidati dal Comando provinciale agli ordini delcolonnello Cagnazzo, che hanno scavato a fondo partendo dall'ultima delle condotte contestate al diciottenne.

Le accuse
Per quei colpi di pistola sparati in aria i militari, coordinati dal pm Mattei, ascoltano molti testimoni e mettono insieme i riscontri. Poi vanno oltre. Secondo quanto accertato dall'Arma, il ragazzo sia nel mese di maggio che in quello di giugno, si sarebbe reso responsabile di altri due episodi aggredendo un giovane di Cassino «per motivi legati allo spaccio di stupefacenti» spiegano dal Comando provinciale. A pesare in questa ricostruzione le risultanze investigative svolte dai militari nell'ambito di indagini condotte a partire da un attentato incendiario registrato a marzo, sempre in zona San Bartolomeo.

Un episodio che desta (così come accadrà dopo quello del 25 giugno) molto allarme in zona: i militari, ancora una volta, dietro quella violenza sentono "odore" del mercato degli stupefacenti. Il proprietario dell'appartamento a cui viene incendiata la porta d'ingresso, lo stesso al quale vengono forate le gomme dell'auto, racconta pure di una bottiglia incendiaria lanciata sul balcone della cucina e di un cumulo di volantini predisposti vicino all'ingresso per essere incendiati. E, ancora, di una gomma lanciata sul balcone della stanza da pranzo per dargli fuoco.

Le indagini hanno quindi indicato che dietro tutto questo ci sarebbe stato un debito (circa 400 euro) per droga presa a credito: per questo il 30 marzo, sempre il diciottenne, avrebbe minacciato ancora il padre del giovane acquirente. Condotte che Fioravante (il padre di Matteo) avrebbe appoggiato, «facendo colpire al volto sempre secondo i carabinieri il debitore da una persona ancora in fase di identificazione». Questo quadro indiziario ha portato ieri ai fermi eseguiti per un'ipotesi (a vario titolo) di estorsione aggravata in concorso, spaccio di stupefacenti, incendio, danneggiamento a seguito di incendio, detenzione e porto in luogo pubblico di bottiglia incendiaria e lesioni aggravate.