Si chiamano certificati bianchi, o anche più tassonomicamente o propriamente detti titoli di efficienza energetica, e sarebbero stati lo strumento utilizzato per mettere a segno una gigantesca truffa da 47 milioni di euro, tra il Lazio e il Veneto, in danno dello Stato da parte di sette persone finite nel mirino della procura della Repubblica di Roma. Gli accertamenti condotti dalla Guardia di Finanza di Frosinone, sotto il coordinamento del comandante provinciale, colonnello Alessandro Gallozzi, e segnatamente dei militari delNucleo OperativoProvinciale e del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria, coordinati dal tenente colonnello Claudio Gnoni, hanno portato all'iscrizione nel registro degli indagati di Marco Perfili, Giulia Perfili, Marcello Perfili, di quattro imprenditori veneti e di tre società di capitali, segnalate per responsabilità amministrativa derivante da reato, accusati a vario titolo, secondo le condotte loro ascritte, di concorso in truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Sulla base degli elementi raccolti dalle fiamme gialle, sarebbe emerso che gli indagati, attraverso un modus operandi ripetuto e collaudato, mediante tre società, tra cui GA Energy e Gea (proprietaria tra l'altro del parco "La Selva" di Paliano) con sede a Frosinone, a Treviso e a Roma, sarebbero riusciti a ottenere in maniera indebita ingenti contribuzioni da parte del Gse Spa (Gestore Servizi Energetici), società interamente partecipata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, a fronte di presentazione di documentazione falsa. Ma chi è Gse e quale era il sistema utilizzato per compiere la truffa? Dal 1999, in conformità con gli indirizzi strategici e operativi definiti dal Ministero dello sviluppo economico, Gse ricopre un ruolo centrale nell'incentivazione e nello sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia. La principale attività è la promozione, anche attraverso l'erogazione di incentivi economici, dell'energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. Gse è, inoltre, responsabile dell'attuazione dei meccanismi di promozione dell'efficienza energetica e svolge attività di informazione per promuovere la cultura dell'uso dell'energia compatibile e sostenibile con le esigenze dell'ambiente.

Qui entrano in gioco i "certifica ti bianchi", con cui, poi, si sarebbe stanziata la truffa. Si tratta titoli negoziabili, che hanno un valore economico suscettibili di variazioni a seconda dell'andamento del mercato, che certificano il conseguimento di risparmi energetici negli usi finali di energia attraverso interventi e progetti di incremento di efficienza energetica. Il sistema dei certificati bianchi è stato introdotto nella legislazione italiana dai decreti ministeriali del 20 luglio 2004 e seguenti e prevede che i distributori di energia elettrica e di gas naturale raggiungano annualmente determinati obiettivi quantitativi di risparmio di energia primaria, espressi in Tonnellate Equivalenti di Petrolio risparmiate. Un certificato equivale al risparmio di una tonnellata equivalente di petrolio. Nell'ambito del meccanismo dei certificati bianchi, il decreto interministeriale 11 gennaio 2017 ha definito gli obiettivi quantitativi annuali di risparmio di energia primaria, in milioni di TEP, e gli obblighi di risparmio di energia primaria – in milioni di TEE – in capo ai distributori obbligati, per il periodo 2017-2020.

Gli indagati con le società finite nel mirino avrebbero sviluppato e realizzato progetti di efficientamento energetico nei settori: industriale, terziario e civile, attraverso attività di diagnosi energetica ed analisi tecnico-economiche al fine di ottenere Titoli di Efficienza Energetica o certificati bianchi. Attraverso canali informatici dedicati, avrebbero depositato migliaia di domande per l'erogazione di incentivi in relazione all'esecuzione di specifici interventi di efficientemento energetico (realizzazioni di impianti fotovoltaici adesempio), afronte delle quali sono stati trasmessi contributi pubblici per circa 47 milioni di euro.
La truffa è emersa attraverso l'ordinaria attività di monitoraggio sulle attività economico finanziarie che la Guardia di Finanza conduce periodicamente sul territorio. In questo contesto è finito sotto la lente di ingrandimento l'attivismo delle tre società coinvolte, considerato l'elevato numero di domande depositate per ottenere gli incentivi previsti dalla legislazione vigente in materia di energie rinnovabili. È iniziata, quindi, l'escussione da parte dei militari di numerosi soggetti, residenti su tutto il territorio nazionale, e di tecnici e pubblici ufficiali rilevati a seguito dell'esame della documentazione acquisita presso il Gse.

I depositari nominali delle pratiche si sono dichiarati del tutto ignari delle richieste di incentivi e hanno disconosciuto firme e documenti che risultavano allegati nei plichi. Inoltre, gli interventi dichiarati sarebbero risultati mai realizzati o, nelle migliori delle ipotesi, realizzati parzialmente o in maniera difforme a quanto prospettato.Le comunicazioni, secondo le fiamme gialle, prodotte al Gse sarebbero state, quindi, inesistenti o contraffate, riscontrando, poi, che le imprese incaricate di svolgere i lavori non avrebbero mai realizzato le opere e che le relative fatture emesse sarebbero state tutte materialmente contraffatte. Dopo l'acquisizione di questi elementi, tutto è stato trasmesso alla procura della Repubblica di Roma, competente giursdizionalmente considerato che il soggetto che roga i fondi si trova nella Capitale. All'esito dell'attività compiuta ieri sono stati posti sotto sequestro preventivo 47 milioni di euro, beni mobili e immobili dislocati su tutto il territorio nazionale delle società; sono state applicate sei misure interdittive di divieto temporaneo di esercitare imprenditoriali nei confronti degli indagati; 7 le perquisizioni domiciliari effettuate nei confronti degli indagati e 4 le perquisizioni presso le sedi delle società coinvolte. In totale sono stati 37 i militari impiegati per le attività svolte a Roma, Venezia, Padova, Treviso, Frosinone, Castro dei Volsci, Casale sul Sile e Oderzo.