Un viaggio che non finiva mai. Un'odissea per i 270 passeggeri che lunedì sera da Salerno si sono imbarcati per Catania con la nave Egnazia della Grimaldi. Tra loro anche una donna di Frosinone, diretta a Siracusa. Suo malgrado, ha vissuto un'esperienza che difficilmente dimenticherà. Non capita tutti i giorni di trovarsi su una nave in black-out in mezzo al mare.
«Dovevamo arrivare stamattina (ieri, ndr) alle 11 di mattina.

Siamo arrivati alle 6 di sera», racconta la sua disavventura Delia. «Quando sono arrivata al porto di Salerno è arrivato un messaggino che mi avvisava del ritardo - prosegue il racconto - A bordo l'aria condizionata non funzionava e nemmeno le chiavi delle cabine funzionavano. Funzionava solo in un bar. C'era un problema con il portellone, ci hanno detto. Ma il comandante non si è visto. A un certo punto ho chiesto di scendere. Dalle 10 di sera la partenza era stata spostata alle 11.30, poi siamo partiti all'1.15».

I passeggeri hanno lamentato soprattutto il mancato funzionamento dell'aria condizionata. E in molti hanno sofferto per le alte temperature delle cabine.
«Verso le 4 di mattino la nave si è spenta e verso le 5.30 c'è stato un black-out totale - continua Delia - Immaginate il panico: stai in alto mare». Poi la nave è ripartita, ma non con tutti i motori.

A bordo a un certo punto la pazienza è finita. C'erano famiglie con bambini, camionisti in viaggio, persone dirette in vacanza. E perfino, come ricorda Delia, «un signore che doveva essere operato al cuore questa mattina (ieri, ndr), a Ragusa. Dicevano "devi avere pazienza", ma quale pazienza?». La gente a bordo, o almeno chi ha potuto farlo, ha cominciato a chiamare le varie capitanerie di porto. «Ma Salerno ci diceva a noi non hanno detto niente, da Vibo Valentia che non c'erano comunicazioni ufficiali. Alla fine c'è chi ha chiamato il Tg5, chi l'Ansa. E infatti all'arrivo abbiamo trovato le televisioni».

Ma anche telefonare non è stato semplice. «A bordo prendeva solo la 3 - dice Delia - per chiamare ci hanno chiesto 25 euro in anticipo che poi ci avrebbero restituito».
Situazione ancor più drammatica quando anche nell'ultimo bar è saltata la sola aria condizionata che funzionava. «Ci volevano anche far pagare l'acqua - insiste Delia - alla fine ci hanno offerto il pranzo. L'importante era toccare terra». Anche se, un po' di preoccupazione per il ritorno c'è. «Non so se ritornare con questa stessa nave», conclude Delia.