È entrato tranquillamente, dalla parte posteriore. Voleva "filmare" quello che a distanza di una settimana, continua a tenere alta la guardia, nonostante ci siano comunque state rassicurazioni, nonostante i primi risultati delle analisi abbiano rassicurato un po' la popolazione. Lui, un sessantenne di un comune della provincia di Frosinone, che sta ancora combattendo con diverse patologie a causa, a suo dire, di problematiche ambientali legate al suo ex lavoro in un'azienda del territorio che tra l'altro lo ha licenziato circa tre anni fa, ha voluto portare all'attenzione, senza pensarci su, entrando però in una proprietà sottoposta a sequestro, l'attuale situazione.

La sua rabbia, il suo malcontento per gli anni di lotta ambientale, lo hanno portato a indossare la mascherina e ad entrare nello stabilimento Mecoris. Domenica con il cellulare alla mano ha raggiunto via delle Centurie, nella parte bassa del capoluogo, ha raccontato il viaggio tra i rifiuti bruciati. Ha mostrato nel video le montagne di rifiuti, sottolineando che oltre a carta, cartone e plastica, si sentiva ancora un forte odore di altri materiali. Forte l'odore, sempre a suo dire, anche di materiale simile a medicinali. Dopo qualche minuto si è azionato l'allarme, ed è andato via. L'area dal giorno in cui è divampato l'incendio è stata delimitata.

Dopo l'intervento di spegnimento e messa in sicurezza dei vigili del fuoco, a vigilare il sito dovrebbe esserci comunque un custode. Intanto il video, che è stato postato nella serata di domenica dall'autore su Facebook, diventando subito virale, è stato poi cancellato dallo stesso poco dopo. Diversi utenti hanno pensato che l'uomo entrato nello stabilimento fosse un ex operaio della Mecoris, invece si trattava di un ex dipendente di un altro stabilimento della zona industriale che continua a denunciare criticità ambientali con la speranza che la sua "protesta" venga ascoltata.