Era stato fermato dai carabinieri a bordo della sua Porsche fiammante ed era finito nei guai per falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico. Un trentanovenne dell'hinterland cassinate aveva infatti consegnato ai militari un contratto assicurativo che risultava stipulato a nome di un parente, poi risultato deceduto già da qualche tempo. E per il conducente era scattata la denuncia: secondo l'accusa il cassinate aveva utilizzato questo "escamotage" per versare un importo notevolmente inferiore per la copertura della fuoriserie. La procura aveva per questo disposto il sequestro del contratto e l'acquisizione del certificato di morte del soggetto intestatario.

Ieri mattina davanti al tribunale di Cassino la discussione: il difensore dell'imputato, l'avvocato Emanuele Carbone, ha chiesto l'assoluzione perché il fatto non costituisce reato, in quanto il contratto di assicurazione «non rientra tra gli atti pubblici ma, al contrario, costituisce un contratto tra privati». Per la difesa, il reato contestato mancava di uno degli elementi costitutivi: la valenza pubblica dell'atto. Contestato anche il mancato accertamento di chi fosse il reale autore materiale della firmaapocrifa sulla polizza. Il tribunale, nonostante la richiesta di condanna a 8 mesi di reclusione avanzata dal pm, ha accolto la tesi della difesa.