«Quando è partita la piattaforma Giorgio con la produzione dell'Alfa Giulia prima e del Suv Stelvio poi, i lavoratori nello stabilimento di Cassino erano 4.300, ai quali per quasi un anno si sono sommati gli 850 interinali, pertanto si contavano oltre 5.100 dipendenti in Fca. Oggi il personale dello stabilimento di Cassino è di circa 3.700 persone, questo significa che nel giro di tre anni abbiamo perso 1.400 posti di lavoro solo in Fca, senza considerare l'indotto. Si tratta di tutte persone del posto, per questo è necessario fare squadra. Speriamo che questa sia la volta buona per ripartire e per centrare l'obiettivo».

A lanciare il monito è stato il segretario della Fim-Cisl nel corso della Consulta dei sindaci che si è riunita martedì in Comune e che intende avere un dialogo direttamente con il Governo. Anche perchè, come ha spiegato Davide Papa di Confindustria, la vertenza di Fca ormai è nazionale e va oltre quelli che sono i confini di Piedimonte San Germano, Cassino, e dell'intera provincia di Frosinone.

Argomenta il leader degli industriali: «Il piano attuale di Fca è stato varato dell'ex amministratore delgato Sergio Marchionne e finisce nel 2022 e sostanzialmente Fca dovrebbe mantenere. Ma cosa succederà dopo il 2022? Ci sarà un altro piano industriale e si parla sempre più insistentemente della fusione con Renault, bisogna quindi parlare con il Governo per far sì che con il varo del piano industriale ci siano le basi per cui Fca resti in Italia, perchè non è detto che Mike Manley voglia mantenere tutti gli attuali stabilimenti.

Cassino ha un solo grande vantaggio, quello cioè che rappresenta Alfa Romeo che, insieme a Jeep, è il marchio più appetibile, sperando che Fca non voglia spostare altrove la produzione del Biscione. Si vive di cassa integrazione ad esempio anche a Melfi e Mirafiori. Ma dopo il 2022 cosa succede?».Un futuro a tinte fosche, dunque, per lo stabilimento Fca, ed anche il presente fa paura: oggi ultimo giorno di lavoro, domani si spengono i motori e a luglio ci saranno ben 11 giorni di cassa integrazione.

Pertanto tutti i sindacati hanno espresso forti preoccupazioni. Giangrande della Uilm sempre in sede di Consulta ha spiegato: «Io ho sempre creduto nel potere della Consulta dei sindaci, ma noto però una scarsa sensibilità verso il lavoro da parte delle Istituzioni, quindi bisogna valutare con attenzione quale strada dobbiamo percorrere per salvaguardare il lavoro sul territorio».

Dal canto suo Donato Gatti della Fiom-Cgil ha rincarato: «Il piano industriale prevedeva un investimento globale di 5 miliardi, che a Cassino avrebbe portato alla conversione ibrida dei due modelli attualmente prodotti (Giulia/Stelvio) e un nuovo modello a marchio Maserati raggiungendo la piena occupazione entro il 2021.Ma al momento stiamo assistendo solo a crisi e ammortizzatori sociali. La verità è che non solo siamo completamente fermi, da poco sono arrivate le smentite sul Suv Maserati, ma soprattutto non riusciamo nemmeno a pianificare la conversione ibrida dei suddetti modelli».
Con Renault è ancora possibile

E all'indomani della Consulta dei sindaci, ieri a margine dell'assemblea di Nissan, il presidente di Renault Senard,ha ribadito le ragioni di una fusione con Fca, «che sarebbe a suo avviso una formidabile opportunità per Nissan». La sensazione che la partita non sia chiusa poggia anche sulla bontà dell'operazione industriale e sul colosso che ne può nascere: L'eventuale fusione tra Fca e Renault potrebbe portare alla nascita di un gruppo da 8,7 milioni di auto vendute, il terzo al mondo dietro a Volkswagen e Toyota. Inoltre, se si profilasse una possibile integrazione anche con gli alleati asiatici di Renault (Nissan e Mitsubishi) – che è ciò che Fca vuole fortemente – nascerebbe il leader mondiale da 17 milioni di auto vendute.