Palestra comunale, dopo le polemiche arriva la sentenza: il fabbricato dovrà arretrare. Le modifiche «subite in fase esecutiva» e nondi progettazione hanno cambiato le distanze da rispettare rispetto alla scuola Media e ad altri fabbricati. Così il giudice Eramo ha fatto chiarezza su una querelle che ha infiammato la politica sangiorgese.

La questione
La storia della palestra comunale ha animato a più riprese la vita amministrativa di San Giorgio. La contestata revoca del finanziamento da parte della Regione Lazio e l'apertura di una causa per danni da parte dei privati proprietari dei terreni confinanti, ha acuito lo scontro tra le diverse anime politiche del paese. Nelle more di questo confronto, era stata tirata in ballo una presunta responsabilità dell'architetto per il progetto esecutivo. Era stato proprio l'architetto Valentini a sottolineare come «mai in nessun caso e in nessun elaborato esecutivo le fondazioni risultassero di 2 Ml» e che «solo in fase esecutiva il progetto avrebbe subito modifiche di sagoma e di posizionamento». A darle ragione, proprio il giudice Eramo.

Il Ctu e la decisione
Nominato un Ctu dal Tribunale di Cassino, il consulente ha acclarato «la non conformità dell'opera al progetto e agli strumenti urbanistici» e ha poi «visivamente evidenziato la differenza ubicativa tra il fabbricato eseguito (in colore rosso) e quello progettato (in colore nero), mettendo in rilievo in modo netto la difformità operata in sede esecutiva che ha comportato anche il conseguente avvicinamento del fabbricato al confine di proprietà attorea» si legge nella sentenza.
Il giudice ha quindi condannato il Comune di San Giorgio a Liri «ad arretrare il fabbricato realizzato sul proprio terreno in modo da rispettare le distanze dai confini (5 metri) e tra i fabbricati (10 metri) delle proprietà attore come indicato dal Ctu».

Riconosciuto il difetto di giurisdizione, poiché in questa materia «se la responsabilità amministrativa deriva dalla condanna subita dal Comune per difetti riguardanti la progettazione, sussiste la giurisdizione del giudice ordinario; se invece deriva da errori caduti in fase di esecuzione, come nella specie, quella della Corte dei Conti», sono state rigettate le richieste di risarcimento del danno. Il Comune è stato condannato alle spese 5.381 euro. E gli atti sono stati trasmessi in procura poiché «è stata dimostrata la realizzazione di un'opera non conforme a quanto progettato e pertanto abusiva, con tutte le conseguenze che tale condotta illecita comporta».