L'attuale sindaco, il suo avversario alle ultime elezioni e il suo predecessore ieri erano sotto processo al tribunale di Frosinone. È il caso del servizio mensa per gli indigenti attivato dal Comune che ha portato l'allora giunta del 2011 a finire a giudizio. Le accuse contestate dal sostituto procuratore Vittorio Misiti sono di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici all'allora sindaco Filippo Capogna, all'ex vice dell'epoca Adriano Roma (nonché candidato sindaco alle comunali di maggio), all'attuale sindaco, assessore dell'epoca Massimo Fiori, il denunciante, (poi passato all'opposizione di Capogna) e all'ex assessore Ivo Rinaldi, all'assistente sociale Veronica Rosati e al responsabile del servizio Maurizio Cretacci.

Sono imputati di aver attestato falsamente che il servizio di mensa sociale era attivo da almeno dodici mesi e forniva un pasto composto da primo, secondo e acqua.Agli stessi contestata l'indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato per aver indotto in errore la Regione Lazio che avrebbe elargito un contributo da 34.492 euro nel 2010. A Capogna, Fiori, Rinaldi, Rosati, Antonio Lozzi (all'epoca assessore) e Simona Tanzi (responsabile del servizio) è contestato il falso sempre per aver attestato il funzionamento della mensa sociale. Capogna, Fiori, Lozzi, Rinaldi, Rosati e Tanzi sono accusati di falso e indebita percezione del contributo per l'annualità 2011 di 34.064 euro da parte della Regione.

A Capogna, Lozzi, Rinaldi, Tanzi e Rosati si contesta il peculato per l'acquisto di 563 pacchi alimentari distribuiti, per l'accusa, «in cambio del voto elettorale» con riferimento in modo particolare a Capogna, Lozzi e Rinaldi. A Rosati è contestato il falso per la predisposizione delle domande di inserimento alla mensa sociale da parte di cittadini che hanno disconosciuto la firma. Falso per Rosati e Tanzi per aver attestato che la rimodulazione del servizio mensa era stata autorizzata dalla Regione.

Ex sindaco sotto accusa per la cena di capodanno del centro anziani. Ieri, in aula è stato la volta delle difese, rappresentate dagli avvocati Giampiero Vellucci, Mario Di Sora, Gaetano Castaldi, Paolo Pulciani e Gianrico Ranaldi, controesaminare il teste dell'accusa, l'ispettore della Digos Gianluca Di Trocchio che ha affermato che il locale mensa non c'era e che la Regione non aveva autorizzato l'apertura di una mensa sociale.