Domani, dalle 15.30, il Lazio Pride, per la prima volta, sfilerà per le strade di Frosinone. L'edizione 2019, cinquant'anni dopo i moti di Stonewall di New York, fatti che hanno dato il via alle rivendicazione della comunità omosessuale, si trascina un mare di polemiche. Dalle contrapposizioni degli scorsi mesi sull'evento. Tra chi ha parlato di ostentazione e chi, invece, ha sostenuto l'iniziativa, passando per le polemiche conseguenti alla scelta del percorso. Con un nodo via Aldo Moro (dove si sfilerà nonostante il parere negativo del Comune). Ma non è finita perché la discussione è stata, ed è tuttora, animata sulla mancata concessione del patrocinio da parte dell'ente di piazza VI dicembre. Fino ad arrivare al post del neo presidente del consiglio provinciale Daniele Maura in cui si parla di «inutile parata simbolico folkloristica» e «inutile ostentazione delle delle comunità una volta omosessuali e oggi più modernamente chiamate Lgbtq, Lgbtqia e Lgbtqiapk... io resto fedele alla famiglia naturale, il carnevale lo festeggio 40 giorni prima di Pasqua!». Frasi ritenute offensive dalla comunità arcobaleno.

Questione patrocinio
Botta e risposta tra il comitato organizzatore del Lazio Pride che, con i portavoce Fabrizio Marrazzo, Anna Claudia Petrillo e Richard Bourelly, hanno evidenziato che «diversi i patrocini, oltre al sostegno della Regione Lazio, pervenuti alla manifestazione. Grande assente, però, quello del Comune di Frosinone. L'assenza del patrocinio, che ricordiamo simboleggia la città e non il colore politico, per noi significa scegliere di non rappresentare le persone lesbiche, gay, bisex e trans. Ma siamo certi che Frosinone sia pronta a ospitare la manifestazione e, insieme ad altre quaranta città d'Italia, ribadirà l'importanza dei Pride di provincia, dove oggi c'è più necessità di sostenere le persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender)». Il sindaco Nicola Ottaviani, sul punto, spiega che «il Comune di Frosinone non ha concesso il patrocinio all'evento ludico-culturale della sfilata del Lazio Pride perché non ammette alcuna forma di violenza intellettuale o furbate nei confronti dell'ente municipale. Erano stati proposti tre differenti percorsi ed era stata individuata, anche, la soluzione, condivisa, della centralissima via Adige, parallela a via Aldo Moro, per evitare disagi alla circolazione stradale e agli operatori commerciali il sabato pomeriggio.
Purtroppo, le indicazioni del Comune non sono state tenute in alcun conto, al netto del fatto che abbiamo appreso direttamente dalla stampa anche il giorno dell'evento, senza che vi fosse alcuna possibilità di concordare neppure la data. È, questo, uno strano concetto di libertà, soprattutto quando muove nella direzione di limitare o anche cancellare i diritti degli altri. Il mondo lgbt, quello autentico, che non ha bisogno di eccessi per essere fiero della propria identità,è quello che noi apprezziamo e rispettiamo ed è un'altra cosa. È quello di chi chiede rispetto per i diritti e l'uguaglianza, ma che, per primo, rispetta anche i diritti altrui o le norme sulla ordinaria convivenza civile. A coloro che, poi, sono rimasti prigionieri della propria enclave culturale, giungendo ad affermare che Frosinone dovrebbe evolversi, rispondiamo che, per migliorare le proprie conoscenze, dovrebbero farsi un giro per l'Italia, quella ritenuta più avanzata, ove il patrocinio per il Pride non è stato concesso. Parliamo di comuni come Trieste, Rovereto, Varese, Brescia, Genova, la Regione Lombardia, in buona compagnia di amministrazioni da sempre di sinistra, come la Provincia di Trento o la stessa Firenze».

Dal Lazio Pride si dicono «basiti dalla nota del sindaco» e affermano che «la data di una manifestazione è stabilita dagli organizzatori, non dalle istituzioni. Ad ogni modo, per dovere di cronaca, durante gli incontri con il sindaco e il vicesindaco ci siamo resi disponibili a valutare un cambio di data, declinato poi in seconda battuta dagli stessi. La nostra è una manifestazione per i diritti delle persone lgbt e non tolleriamo che venga definita una manifestazione ludico-culturale». E «in merito al percorso il vicesindaco è stato informato dell'approvazione del passaggio in via Moro prima che la notizia venisse diffusa ai media e ricordiamo poi che le perplessità del sindaco relative ai commerciati di via Moro sono state smentite dagli stessi. Pertanto ancora ad oggi non capiamo quale sia il reale problema sul percorso se non di carattere ideologico. Ribadiamo che il patrocinio non è del sindaco, ma della città e dei suoi cittadini. Pertanto, prendiamo atto che il sindaco non è dalla parte della nostra comunità. Chieda scusa».

L'affondo di Battisti
Sara Battisti, consigliere regionale Pd, interviene, invece, sulla vicenda del post di Daniele Maura. E si rivolge direttamente al presidente della Provincia Antonio Pompeo, anche lui del Pd. «Quanto accaduto rispetto alla dichiarazione del presidente del consiglio provinciale è un fatto gravissimo per il ruolo istituzionale che rappresenta -afferma- E non si può parlare di dichiarazione personale. Il nostro partito ha dei valori e dei principi e il fatto che oggi ci siano esponenti del Pd che non capiscano la gravità delle dichiarazioni di Maura impone necessariamente una discussione interna. Mi auguro che nelle prossime ore il presidente della Provincia Antonio Pompeo faccia una dichiarazione per prendere le distanze da quelle dichiarazioni».