Giudizio immediato. La procura di Cassino, dopo aver ottenuto dalla Corte di cassazione l'arresto dell'ex sindaco ed ex presidente dell'Unione di Comuni Antica Terra di Lavoro, Antonio Salvati, ora vuole accelerare i tempi. E, dunque, in attesa del ritorno degli atti a Cassino, valuta l'idea di bypassare l'udienza preliminare e trascinare l'ex primo cittadino davanti al tribunale con il giudizio immediato custodiale. Una scelta (sulla quale dovrà comunque pronunciarsi il gip) per superare lo scoglio dell'udien za preliminare dovuta, in genere, quando è raggiunta l'evidenza della prova.

La procura, in questo caso, può contare su due decisioni favorevoli, del tribunale delle libertà e della Cassazione. Tutto nasce, infatti, dalla richiesta di misura cautelare per Salvati, avanzata dal sostituto procuratore Alfredo Mattei al gip di Cassino sulla base delle risultanze investigative dei carabinieri.La richiestadiarresto è però respinta. La procura di Cassino decide di impugnare il provvedimento davanti al tribunale delle libertà. Così il Riesame, in sede di appello, accoglie l'istanza.
Tuttavia, l'ordinanza non può essere eseguita se prima non si pronuncia la Cassazione alla quale Salvati si rivolge, attraverso l'avvocato Ivan Santopietro.

Giovedì la suprema corte si è pronunciata, respingendo il ricorso di Salvati e confermando la pronuncia del Riesame.
Così l'ordinanza di custodia cautelare è divenuta esecutiva e i carabinieri hanno rintracciato l'ex presidente dell'Unione di Comuni nella sua casa romana per poi condurlo nel carcere di Cassino. Dove, per il momento, ed è questa la novità filtrata ieri, Salvati non verrà sentito. A meno che ciò dipenderà dalla strategia difensiva non sarà lo stesso a chiederlo per fornirela propria versione. Anche se, l'ex sindaco si è ampiamente difeso davanti al riesame come pure in Cassazione.

L'inchiesta è nata l'anno scorso dopo che i carabinieri hanno acquisito la testimonianza di Saverio Rea, di Colfelice, rappresentante legale della cooperativa sociale "Integra 2013". Secondo l'accusa Salvati avrebbe preteso soldi dal titolare della coop. L'accusa parla di circa 250.000 euro, in contanti, in varie tranche, tra il 2013 e il2017. In base a quanto viene contestato, Salvati avrebbe minacciato Rea di non fargli liquidare le fatture presentate per l'accoglienza di un gruppo di richiedenti asilo di cui la cooperativa si occupava. Minacce pesanti secondo quanto ricostruito nel capo d'imputazione laddove si dice che «gli avrebbe tagliato il collo e la gola, minacciando la moglie e i figli». Rea, in base alla denuncia, sarebbe stato costretto ad assumere persone indicate dallo stesso ex sindaco.